#TellMeRock, 6 marzo 1970: Let It Be e il sogno di Paul McCartney di tenere insieme i Beatles

EDITORIALE – Nel gennaio del 1969, i Beatles erano vicini allo scioglimento.

John Lennon trascorreva gran parte del suo tempo con Yoko Ono, che veniva spesso in studio come “ospite non gradita”, George Harrison era sempre più infastidito da come le sue canzoni venissero sistematicamente rifiutate, Ringo Starr non capiva e non gradiva il modo in cui la più grande band dell’epoca stesse andando a rotoli, dilaniata da contrasti interni.

Paul McCartney stava cercando di tenere insieme i pezzi, e per farlo aveva scelto la via più difficile e rischiosa: prendere in mano le redini del gruppo. Una scelta molto anarchica dopo la morte del loro manager Brian Epstein, la quale aveva sconvolto e aumentato i dissapori interni.

Dei quattro, va detto, Paul era paradossalmente quello che più voleva un futuro dei Beatles.

Stava diventando paranoico, però. Si divideva tra lo studio di registrazione , il set del documentario a colori che sarebbe uscito con il titolo Let It Be e il letto, nel quale continuava a domandarsi cosa stesse accadendo e come uscirne.

Una notte sognò sua madre, morta quando aveva quattordici anni. Purtroppo la uccise un tumore ed era da molto tempo che Paul non la sognava.

Nel sogno la madre gli disse: “I Will Be All Right, just let it be” (andrà tutto bene, lascia che sia…)

McCartney si precipitò al piano, come aveva fatto quando aveva sognato la melodia di Yesterday e scrisse di getto Let It Be.

La mother Mary che pronuncia parole di saggezza quando il protagonista è nei guai, non è quindi la Vergine Maria, ma la mamma di Paul, che si chiamava Mary e che come tutte le madri è presente nelle nostre “hours of darkness”.

Quando uscì, solo un anno più tardi, cioè il 6 marzo del 1970, Let It be divenne, per i fan dei Beatles, anche il triste messaggio del futuro sciogimento.

Lascia che sia… è destino.