#TellMeRock, 7giugno 2001: Amnesiac e quei Radiohead in chiave indie e jazz

EDITORIALE – Kid A è stato pubblicato, e ha lasciato dietro di sé tutti gli strascichi più o meno polemici che solo un disco così bruscamente diverso dal suo predecessore (OK Computer) comprensibilmente porta con sé. Molto probabilmente anche il fan più duro a morire dei Radiohead ancora non ha metabolizzato Kid A, ed ecco che la band di Oxford ci fa sapere che i brani non inclusi in questo disco, formeranno un nuovo album.

Arriva dunque Amnesiac, l’album gemello di Kid A, pubblicato il 7 giugno del 2001.

Nessuna band, nei anni novanta e primi 2000, ha saputo rifilare una serie di perle come hanno fatto i Radiohead. E il fatto che Amnesiac sia stato concepito come raccolta di “scarti” lo rende perla tra le perle, a mio parere. Si parte alla grande con una degna erede di Idioteque, Packt Like Sardines in a Crushd Tin Box , con un canto dell’alieno che fa venire i brividi.

Si prosegue con Pyramid Song, sontuosa parata di angeli dagli occhi neri, barche dantesche, carri astrali, fiumi e chi più ne ha più ne metta, sorretta da un pianoforte lento e da un’interpretazione vocale che più Yorke non si può.

Ci si blocca per un attimo con l’elettronica minimalista di Pulk/Pull Revolving Doors, forse tra gli episodi più trascurabili dell’album, ma subito si riparte alla grande con You And Whose Army?, con un finale degno di Karma Police e con la voce di Yorke che sembra provenire da un vecchio giradischi.

L’ottima I Might Be Wrong, sorretta da un bel riff semplice ma efficace, sembra più rilassata, ma subito la successiva Knives Out, che sembra una versione accelerata dell’ultima parte di Paranoid Android, ci riporta nei classici scenari apocalittici alla Radiohead.

https://youtu.be/8uN1Uq5lyv0

Una versione di Morning Bell più cantilenata di quella presente su Kid A, fa ben sperare anche per la seconda parte del disco, che in effetti non delude affatto, specialmente in Like Spinning Plates (che, nella versione live di I Might Be Wrong Live Recordings rappresenta a mio parere una delle cose più belle mai fatte dai magnifici cinque).

Ma il capolavoro assoluto del disco è la conclusiva Life in a Glasshouse: l’amore del gruppo (specie da parte di Yorke, credo) per il jazz emerge tutto, in un pezzo bellissimo, con una sezione di fiati davvero degna della New Orleans che fu; l’ultimo brano chiude quindi, oltre al disco, la parata di inquietudini che forse sono più sottili rispetto a Kid A, ma che comunque fanno di Amnesiac l’ennesima prova della grande intelligenza e abilità musicale dei Radiohead.

Un’ultima nota la merita il booklet del disco, con immagini inquietanti che ben accompagnano le note malinconiche del disco. Amnesiac, inoltre, figura alla posizione numero 320 nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone.