#TellMeRock, 8 Luglio 1992: Images and Words, il manifesto del prog metal firmato Dream Theater

EDITORIALE – Uno dei live più belli e strabilianti a cui abbia assistito. 26 ottobre 2007, Palalottomatica di Roma e Dream Theater in concerto.

Un live eclettico, fatto di virtuosismi, grande presenza scenica e musicisti di altissimo livello. Il concerto riprendeva in gran parte pezzi estratti dal loro ultimo lavoro Systematic Chaos, ma anche da brani ripresi da Octavarium e, soprattutto dai capolavori Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory e Images and Words, uscito l’8 luglio del 1992.

Dream Theater sono uno dei gruppi più amati-odiati del mondo. C’è chi li ama a tal punto da considerare acriticamente tutti i loro album dei capolavori assoluti e c’è chi li odia a tal punto da non poterli sentire nominare. Sono comunque riusciti nell’impresa di rendere popolare un genere ostico come il prog metal.

All’epoca di Images and Words, il gruppo è composto da James Labrie (voce), Kevin Moore (tastiere), John Petrucci (chitarre), Mike Portnoy (batteria) e John Myung (basso); tutti musicisti dotati di un tecnica notevolissima, ma questo forse a discapito della comunicabilità. Le critiche che  vengono loro rivolte dai detrattori suonano spesso cosi: “troppa tecnica, poca anima”. Ma va detto che, nei loro momenti migliori, i Dream Theater sono devastanti, regalando melodie e cambi di genere che poche band possono permettersi.

Images And Words è il loro secondo album, uscito tre anni dopo il discreto When Dream and Day Unite, passato praticamente inosservato. Si tratta anche del debutto del cantante James LaBrie al posto di Dominici. E’  uno dei loro dischi più accessibili come durata (“solo” 57 min.), e sarà il loro primo successo, tanto che conquisterà il disco d’oro egli U.S.A. 

Pull Me Under è un brano semplice e lineare per i loro standard. Non mancano ovviamente gli assoli di tastiera e chitarra, ma tutto è notevolmente contenuto. Un pezzo magnanimo, della durata di otto minuti in perfetto stile della band.

Another Day  è una ballad melodica di gran classe dominata dal canto di LaBrie e chiusa da un bel assolo di sax. I Dream Theater si concedono un momento di distensione, cercando di essere fruibili ad un pubblico più ampio.

Ma è una breve parentesi; Take The Time è un brano multiforme e sfaccettato, il primo del disco che dimostra la capacità teniche del gruppo. La voce è potente al punto giusto, mentre gli strumenti sono ben amalgamati. Di pregevole fattura è l’assolo di tastiere nella parte centrale, poi ritorna il canto e poi tocca a Petrucci chiudere in bellezza con un assolo melodico. Stavolta gli otto minuti non sono assolutamente di troppo...

Surrounded è una canzone dai tratti malinconici: inizia con la voce dai toni soffusi, accompagnata dal pianoforte e dagli archi, poi entrano altri strumenti e il brano si velocizza, per poi tornare alle sonorità iniziali.

Si arriva poi al capolavoro Metropolis – Part I “The Miracle and the Sleeper, esempio maestoso di perizia strumentale. La voce tocca vette inaudite, per poi lasciare spazio ad una lunga parte strumentale al cardiopalma, dove i musicisti creano un travolgente muro di suono e trascinano l’ascoltatore nel loro vortice; si finisce con LaBrie a concedere l’ultimo acuto.

Dopo questa tempesta sonora Under A Glass Moon può sembrare poca roba, invece si dimostra all’altezza della situazione: a dare spettacolo è Petrucciche si esibisce in un assolo d’antologia.

Wait For Sleep è una splendida composizione, che si avvale di un bellissimo giro di piano e una melodia toccante.

E’ la breve introduzione che ci porta al brano più esteso del disco: Learning To Live. Si tratta di una vera e propria suite, complessa e ambiziosa, che mescola jazz, parti acustiche e prog metal. Particolarmente emozionante la parte finale, con la ripresa del tema di Wait For Sleep e la chiusura, in sfumando, che termina in bellezza il lavoro.

Si tratta indubbiamente del loro album migliore. Infatti Images and Words può essere tranquillamente definito il disco manifesto del prog metal, con i Dream Theater che, soprattutto verso la fine degli anni ’90, regaleranno altre prove eccelse (A Change Of Seasons su tutti)