#TellMeRock, 9 aprile 1988: “Fisiognomica”, Franco Battiato tra pop, sentimenti e filosofia

EDITORIALE – E’ un Battiato giovanissimo quello che campeggia nella copertina di Fisiognomica, album pubblicato il 9 aprile del 1988 e suo settimo in ambito pop (quindicesimo registrato in studio). Alle sue spalle una cartina che ci indica la ricerca di nuovi spazi, un ampliamento di orizzonti, ed infatti è il primo album in cui il tema della ricerca spirituale è al centro dei testi.
Nell’anno precedente Battiato era uscito con “Genesi“, un album di opera lirica non certo destinato alla massa, mentre qua lo ritroviamo in un pop raffinato dove le elettroniche del computer e gli altri strumenti (tastiere, pianoforte, organo, chitarre, percussioni, orchestra) sono utilizzati sapientemente, per creare alcuni pezzi davvero senza tempo.

Fisiognomica“, utilizza l’escamotage di questa disciplina che tenta di capire elementi psicologici di un individuo dal suo aspetto fisico, per dirci che noi possiamo arrivare solo fino ad un certo punto (“difficile capire ciò che è giusto e che l’eterno non ha avuto inizio perché la nostra mente è temporale e il corpo vive giustamente solo questa vita”), ed oltre possiamo rivolgerci solo al divino: “ma se ti senti male rivolgiti al Signore, credimi siamo niente dei miseri ruscelli senza fonte”.

“E ti vengo a cercare“, brano immortale nella sua perfezione, è scritta come una canzone d’amore, ma in realtà si rivolge ad un amore più elevato di quello per un uomo/donna (il sentimento popolare che nasce da meccaniche divine) . Come succede spesso con le canzoni, naturalmente ognuno la farà sua, legandola alle proprie esperienze di vita.

Il dialetto siciliano utilizzato in “Veni l’autunno“, che ha anche una breve partre in arabo, rende il brano dolce, tenero e delicato nei suoi ricordi della terra natale.

Secondo imbrunire” contiene ancora ricordi e un indizio sulla scelta di Battiato di vivere da solo: “e il cuore quando si fa sera muore d’amore, non ci vuole credere che è meglio stare soli“.

Nomadi” è l’unico testo che non è stato scritto da Battiato, ma da Juri Camisasca, già collaboratore fin dai tempi di “Clic” del 1974.
Juri scrive questo brano nel 1985 per Giuni Russo, che però a causa di problemi con la sua casa discografica non riesce ad inciderlo, ed allora Caterina Caselli decide di affidarlo ad Alice che lo pubblicherà nel 1986 all’interno dell’album “Park hotel“. Molto più tardi, nel 1998 Giuni Russo lo registrerà in versione live, nell’album “Voce prigioniera“.
I nomadi che si spostano su distanze fisiche sono anche nomadi di spirito: “come uno straniero non sento legami di sentimento”.

Zai Saman”, come altri brani dell’artista, utilizza delle parti in arabo (curate in questo caso da Mohamed Afifi). In esso si mischiano ricordi della fanciullezza con considerazioni di diverso tipo. Da sottolineare un verso che è premonitore della attuale situazione di terrorismo arabo, che chiude il brano: “vuoto di senso crolla l’Occidente, soffocherà per ingordigia e assurda sete di potere e dall’Oriente orde di fanatici”.

https://youtu.be/netpVk7BSpE

Il mito dell’amore” è un brano probabilmente autobiografico, Battiato spiega alcuni meravigliosi effetti dell’amore, ma anche la sensazione di soffocamento e di privazione della libertà che ne è conseguita, fino alla conclusione del rapporto, nell’insofferenza. Un ricordo rimasto è quello della Quarta Sinfonia di Brahms.

Non ci potrebbe essere chiusura finale migliore di “Un oceano di silenzio“, un’ode alla tranquillità e al rilassamento, su un tappeto sonoro che è musica classica, con il ritornello tratto da Wasserstatuen di Fleur Jaeggy e cantato dal soprano. Fleur è una scrittrice svizzera che aveva già collaborato con Battiato su Hiver (da Juke Box del 1977) e su “Le aquile” (da Patriots del 1980).
Un gran pezzo, che ha scritto in uno stato meditativo e che davvero mette in pace con se stessi.

L’album è stato registrato e mixato a Milano nel 1988, per alcuni aspetti è meno commerciale rispetto al precedente pop “Mondi lontanissimi” ed molto distante dalle provocazioni de “La voce del padrone“, ma questo non lo ha fermato dall’arrivare al primo posto in classifica.