#TellMeRock, 9 Luglio 1971: i Deep Purple di Fireball e il loro viaggio nella sperimentazione del rock

EDITORIALE – Ok, hai appena pubblicato il capolavoro In Rock che ti ha consacrato come band hard rock del momento, i vostri live sono pura adrenalina e hai una band con i migliori musicisti in circolazione.

Per i Deep Purple il 1971 è l’anno di transizione, delle certezze musicali e artistiche ma anche dei dubbi: come andare avanti dopo aver già dato sfogo di tutta la grandezza nel primo grandioso lavoro della Mark II?

La risposta sta nella sperimentazione, nel cercare nuove strade senza però stravolgere la propria indole. Nasce così Fireball, uscito il 9 luglio del 1971, che vede la band cimentarsi, oltre che con l’hard rock, anche in generi come il funky, il country e la psichedelia. Il disco è molto diverso dal precedente, presentando appunto parti sperimentali che disorientarono decisamente i sostenitori del gruppo inglese. Una sterzata in cui Blackmore e soci decidono di giocare un pò e fondere diverse e variegate sonorità. Unico difetto che forse si può trovare, è la frenesia con cui i Deep Purple decidono di immetterlo sul mercato, magari curando troppo poco alcuni arrangiamenti, ma Fireball resta, a mio modesto avviso, un capolavoro di energia e duttilità.

La title track è un brano dal ritmo indiavolato che fa da padre e da madre alle future metal songs (provate ad ascoltarvi Aces High degli Iron Maiden..), dove padroneggia la bellissima e calda voce di Gillan e arricchito da un stranissimo assolo di basso. I due soli di organo di Jon Lord portano l’ascoltatore nei meandri delle sette note.

No No No è guidata da un divertente riff di Blackmore che esegue anche un grandissimo assolo, melodico ma allo stesso tempo inquietante. Stranissimo e difficilissimo il passaggio al unisono dopo il solo di organo.

Demon’s Eye è il classico esempio di come i Purple riuscissero a trasformare una semplice struttura blues in qualche cosa di bello e di particolare, arricchito da due soli (uno di organo e uno di chitarra) da antologia, e con Ian Paice che si diverte a giocare con il tempo per poi arrivare ad una coda chitarristica da brivido.

Arriva poi il turno di Anyone’s Daughter, brano dal sapore country, con un bel lavoro jazzato da parte di Jon Lord al pianoforte e con Ian Gillan che rievoca una delle sue prime esperienze sessuali…

Si arriva poi a The Mule, con il suo riff incalzante, con la voce di Gillan che sembra ”accarezzare” le parole e con un psichedelico suono di Lord. Violentissimo il rientro di Blackmore verso la fine del pezzo.

La canzone in sede live veniva modificata e allungata grazie ai velocissimi e lunghissimi assoli di batteria, tutto questo insieme di suoni termina con l’indiavolato Paice sugli scudi.

Credo di non sbilanciarmi troppo nel dire che la canzone successiva, Fools, è in assoluto una tra i più bei brani che il gruppo ha scritto, già l’intro all’unisono organo/chitarra lascia l’ascoltatore allibito, con la voce di Gillan supportata da quei favolosi arpeggi di chitarra, dove l’organo di Lord dilaga in sottofondo facendo “viaggiare” persino il più cinico degli ascoltatori, fino ad arrivare a quel stupendo riff dove il cantante narra con tutta la sua passionalità la stupidità della razza umana, due strofe e due ritornelli estasianti fino ad arrivare al solo di chitarra, dove Blackmore esegue delle lunghe note imitando con la sua stratocaster il suono del violoncello, fino a quando Gillan, con violenza, ritorna sul riff iniziale e al ultima strofa. Un capolavoro.

I Purple salutano i loro ascoltatori con No One Came, un altro bellissimo brano introdotto dal grande basso di Glover e con un Gillan molto ispirato. Arriva poi un’altra perla chitarristica di Blackmore, godibile anche il solo di Lord, il quale sembra anche divertirsi a riversare sul nastro i suoni del suo pianoforte..ma al contrario.

E sarebbe finita qui, ma se si parla di Fireball bisogna anche parlare del singolo di supporto dell’album, ovvero Strange Kind Of Woman, inserita poi nel disco ristampato in occasione del 25°anniversario, (anche se nove persone su dieci conoscono la fantastica versione del Made in Japan). È un brano che ha nella semplicità e nel testo i suoi punti di forza, leggendario il ritornello, bellissimo il passaggio lento che anticipa il primo assolo di chitarra, ritorno al ritornello e ancora un’ultima strofa dedicata a Nancy ,dolce fanciulla la quale svolgeva il lavoro più antico del mondo. Alla fine la canzone sfuma con un secondo (e bellissimo) assolo di chitarra.

Come già scritto in apertura, più che di transizione parlerei di sperimentazione. Fireball non snatura l’indole energica e innovativa dei Deep Purple, ma la esalta. A mio avviso la vera “sfortuna” di questo lavoro è che è intrappolato tra i due colossi (In Rock e Machine Head) più innovativi di tutto il panorama hard rock.

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