#TellMeRock: ‘Are You Experienced’, i 78 anni del ‘Dio’ Hendrix e quella chitarra sacrificata a Monterey

EDITORIALE – In uno di questi tanti pomeriggi dallo “zapping televisivo sfrenato”, mi sono imbattuto in modo quasi distratto nella sigla di apertura di una commedia italiana di metà anni 90.

Il film era Maledetto il Giorno che t’ho incontrato e nel quale il mitico Carlo Verdone interpreta il critico musicale Bernardo Arbusti, impegnato nella scrittura delle biografia di Jimi Hendrix.

Il brano d’apertura? La mitica Stone Free, lezione di grinta e potenza inclusa nel leggendario Are You Experienced?, pietra miliare del 1967 della Jimi Hendrix Experience.

Dopo svariate e sfortunate avventure nel suo paese natale, Jimi Hendrix, sotto la guida dell’ex Animal Chas Chandler, vola verso il Regno Unito, dove gli vengono affiancati due musicisti: il bassista (di ripiego, in realtà il suo strumento è la chitarra) Noel Redding (di recente scomparso) e il batterista Mitch Mitchell. Nasce la Jimi Hendrix Experience, una delle band più importanti della storia del rock.

Hendrix, il quale proprio oggi sarebbe ancora un arzillo 78enne, ha compiuto con il suo strumento una rivoluzione copernicana accostabile, forse, solo alle innovazioni apportate al modo di suonare la sei corde da Charlie Christian, Django Reinhardt, Chuck Berry e, al limite, Robert Johnson.

Con Jimi Hendrix il feedback diventa un’arte, non più un fastidioso difetto (forse ne sanno qualcosa Sonic Youth & C), la distorsione, spinta ai massimi limiti, è potenza e delicatezza al contempo (il suono “duro” che oggi è infiltrato quasi ovunque, soprattutto fra certi gruppi della scena indie, nasce qui), le linee melodiche e armoniche della chitarra elettrica si intrecciano e si fondono con naturalezza e perfezione come mai in precedenza.

Are You Experienced? è l’album che include una  delle canzoni più famose degli ultimi sessant’anni, così popolare che molti pensano sia un traditional. Hey Joe fu in realtà scritta da Billy Roberts , uno sconosciuto folk singer del North Carolina di stanza a San Francisco, che con quel brano si è assicurato conto in banca e pensione anche per i nipotini. 

La prima versione fu dei Leaves, un’oscura garage band di Los Angeles, ma l’interpretazione che condusse Hey Joe nella storia fu di Jimi Hendrix, del 1966, nel suo primo singolo.

Joe è un assassino che ha appena ucciso la moglie e cerca di fuggire, ma è inseguito dalla voce di un interlocutore (che qualcuno ha voluto dipingere come la coscienza del colpevole), che domanda continuamente: “Hey Joe, dove pensi di poterti nascondere”.

Ultima canzone che Hendrix suonò a Woodstock, Hey Joe vanta infinite versioni, ma una è passata alla storia, quella di Patti Smith del 1974. La sacerdotessa del rock trasformò Joe in donna, più precisamente in Patty Hearst, prima rapita dal Symbionese Liberation Army e poi vittima della sindrome di Stoccolma che ti fa innamorare dei tuoi aguzzini.

Ma come suddetto Are You Experienced è l’album della svolta hendrixiana, che lascia il sogno americano per quello britannico, ed è proprio da un sogno che nasce un altro capolavoro inclusi nell’album: Purple Haze.

E’ il 26 dicembre del 1966, Hendrix sogna di essere sott’acqua e di essere avvolto da una foschia color porpora che gli fa perdere l’orientamento, fino a quando arriva Gesù a salvarlo. Il giorno dopo comincia a scrivere Purple Haze, Jesus Saves: poi però decide di eliminare Gesù dal titolo.

Basta menzionare alcuni titoli (con una doverosa precisazione: alcuni di essi sono usciti come singoli, sempre nel 1967, ma riteniamo di considerarli un tutt’uno con l’album in esame, tanto più che essi sono compresi nelle attuali ristampe di “Are you experienced?”):  per comprendere la grandiosità di quest’album oltre ai due brani già raccontati. La sopra citata “Stone free”, un’altra lezione già definita di grinta e potenza, non si riconosce ormai quasi più l’origine del rock and roll, né si intravede la via pop intrapresa da altri gruppi, Beatles su tutti; “Fire”, un brano a mille all’ora, decisamente anticipatore di molti sviluppi della musica rock, con la batteria che quasi duetta con il giro iniziale di chitarra, è un’altra (è il caso di dirlo) pietra miliare.

Ma non sono solo fuoco e fiamme a caratterizzare questo album: “The wind cries Mary” è una dolcissima e malinconica ballata elettrica, come se ne vedranno molte in futuro; “May be this love” e, soprattutto, “Third stone from the sun”, mettono in luce senza troppi complimenti la componente psichedelica di Hendrix (quest’ultima fa altresì intravedere una strizzata d’occhio al jazz), che, anche nei dischi successivi avrà una notevole influenza sull’arte di Jimi; “Red House”, ovvero, come si suona il blues elettrico senza perdere il pathos tipico di questo genere.

E, ancora: “Manic depression”, con l’incipit su una scala cromatica inframezzata da una pausa (quasi la quiete prima della tempesta) e un tempo in 9/8, una sorta di valzer diabolico, presenta un assolo che lascia trasparire tutta la rabbia esplosiva di Jimi Hendrix, uno dei più devastanti dell’album; la celeberrima “Foxy Lady”, con una struttura armonica resa celebre da quel feedback iniziale ormai entrato nelle orecchie di tutti e la “Highway Chile”, con la tipica “distorsione Hendrixiana” a farla da padrona “Are you experienced?” presenta un altro dei marchi di fabbrica di Hendrix, l’utilizzo della reverse guitar, tecnica di studio che sarà poi utilizzatissima in futuro e della quale il Nostro è stato uno dei primi e, comunque, uno dei migliori, sperimentatori.

E’ proprio il 1967 l’anno del Festival di Monterey, dove un Hendrix semi sconosciuto brucia e distrugge per la prima volta la sua chitarra, lasciando tutti allibiti, in primis gli altri chitarristi presenti al raduno (c’erano, fra i tanti, Pete Townshend ed Eric Clapton, considerati all’epoca i numeri uno). Hendrix è un ciclone che attraversa la scena del rock, proprio perché il rock è il genere musicale dove più che in ogni altro contano il suono e l’immagine, la forma, quindi, oltre che i contenuti, come si evidenzierà sempre di più col passare degli anni e con l’avvento dell’elettronica e l’evoluzione dell’iconografia rock.