#TellMeRock: ‘Era il silenzio, era la notte, era inquietante… Pompei doveva essere il posto dei Pink Floyd’

EDITORIALE – Nel giorno del mio compleanno voglio parlarvi di uno dei live, o per meglio definirlo  spettacoli epocali, che hanno cambiato non solo la mia formazione musicale ma anche l’intero panorama del rock a livello mondiale.

Anno 1972, Ottobre. La musica dei Pink Floyd, piena di colore e inventiva, fantasiosa e surrealista, si presta perfettamente alla rappresentazione visiva. Realizzato tra le rovine della città campana, il Live at Pompeii è una suggestiva testimonianza della più grande rock band inglese (e non solo), di tutti i tempi.

Magistralmente registrata di giorno nell’arena immersa nel sole, e di notte tra gli inquietanti, ma allo stesso tempo affascinanti resti della distruzione vulcanica, questo insolito live conduce lo spettatore attraverso  un’esperienza sensoriale sbalorditiva.

“Mi piacevano i film d’arte, i ritratti di Magritte e i movimenti artistici. L’arte è diventata qualcosa di nuovo e vibrante.”, raccontò il regista Adrian Maben a Prog. Eppure, il cinema sembrava non seguire questa evoluzione artistica: “C’erano pochi programmi rock – era solo rumore per le persone che gestivano la TV, anche quelle intelligenti”. Per un regista che aveva incontrato Jean-Luc Godard ed era stato fiero partecipe dei movimenti del 1968, non poteva certamente essere un qualcosa di positivo.

Una volta che ad Adrian Maben venne l’idea sulla realizzazione di un film sui Pink Floyd, iniziò una fase tutt’altro che semplice che vide protagoniste entrambe le parti. “Ho pensato che sarebbe stato molto interessante mostrare come hanno fatto i loro rumori, i loro suoni elettronici e metterli tutti insieme. Ho trovato la loro musica fantastica e diversa rispetto ad altri gruppi. Avevi tutti i piccoli sussurri, i rumori e gli strilli. Era un mondo diverso e quel mondo diverso era assolutamente affascinante.”, dichiarò Maben a proposito dei Pink Floyd.

Organizzato, grazie alla presenza di Steve O’Rourke, tra il regista e David Gilmour, in cui il francese condivise l’idea di realizzare un film sui Pink Floyd, il leader della band britannica non rifiutò, ma gentilmente disse che ci avrebbe pensato. Maben si imbatté a Pompei per caso, e se ne innamorò. Così decise di ritornarvi di notte: “Era il silenzio, era la notte, era inquietante – questo è il posto in cui devono essere i Pink Floyd.”

La band, purtroppo, non sembrava molto entusiasta: “Erano spaventati dall’enorme folla che si arrampicava sui monumenti, portando via pietre. Gli ho detto che volevo fare un concerto in cui l’unica cosa che vedremo sono i Floyd stessi, un po ‘dell’equipaggio, zero spettatori. Questo è ciò che finalmente lo ha confermato. In Soprintendenza non sapevano chi fosse Pink Floyd, ma fortunatamente Carputi – aveva ascoltato la loro musica e gli era piaciuta. ”

Il luogo crea un atmosfera incredibilmente mistica e trascendentale, e l’ottima scenografia rende questo video/live un opera culto. I pezzi eseguiti sono tra i più classici capolavori (e cavalli di battaglia) del gruppo: “Echoes” (parte I e II), “One Of These Days”, “Set The Controls For The Heart Of The Sun”, “A Saucerful Of Secrets”, “Careful With That Axe, Eugene” e “Mademoiselle Nobbs”. Quest’ultima una vera chicca. Si tratta di un blues con il cane di Rick Wright alla “voce”, Waters alla chitarra e Gilmour con l’armonica a bocca che duetta col cane, imperdibile!!! “Careful With That Axe, Eugene” and “Set The Controls For The Heart Of The Sun” sono state filmate di notte con pochissima illuminazione che crea molta suspense, complice anche la sonorità dei pezzi in questione.

Nelle varie esecuzioni i Floyd si lasciano andare completamente dando fondo a tutta la loro estroversa genialità, in particolare vi segnalo “A Saucerful Of Secrets” in cui nella parte iniziale (quella più psichedelica per intenderci) Gilmour smanetta con gli effetti buttato per terra a mo’ di Woodstock mentre Waters salta in controluce battendo sul gong, il tutto coadiuvato dall’incessante ed ipnotico drumming di Mason e Wright che “pesta” letteralmente la tastiera.

 Oppure “One Of These Days” le cui riprese sono concentrate esclusivamente su Mason, con tanto di doppia cassa alla batteria (il quale perde un bacchetta per aria arrivato ad un certo punto e subito ne riprende un altra al volo).

Apre e chiude il live la struggente e melodica Echoes, brano in grado di trasportare e accompagnare l’ascoltatore in un corridoio temporale che conduce dalla realtà alla psichedelia. Un viaggio melodico e strumentale nel quale la band di Londra offre il meglio di sè dal punto di vista armonico e strumentale.

Il tutto infine, è corredato (alternando tra le varie esecuzioni), con riprese in studio durante la registrazione di “Dark Side Of The Moon“, nello specifico i pezzi “Us And Them” e “Brain Damage”, interviste ai membri del gruppo e back stage delle session con tanto di Pink Floyd seduti a tavola a mangiare.

Un vero e proprio film/documentario dei Pink Floyd ritratti nel periodo del loro maggior splendore.

Guardare “Live At Pompeii” è come fare un viaggio nel tempo, lasciandosi trasportare dai suoi e dalle immagini evocative, e perchè no dalla nostalgia di quei tempi e dal carisma di un gruppo come pochi ce ne sono stati (io personalmente li ritengo unici, ma non è ormai una novità), che in questa occasione da veramente il meglio di se.