#TellMeRock: I 38 anni di Thriller, l’album più venduto della storia e la sua Leggenda

EDITORIALE – Oltre Cento milioni di copie vendute. Che altro dire?

Potrei chiuderlo qui il mio #TellMeRock odierno, perché Thriller è uno di quei dischi che si spiegano da soli. L’album con cui Michael Jackson, scomparso a cinquant’anni il 25 giugno di undici anni fa, verrà identificato in eterno, anche se il precedente Off The Wall era per qualità musicale persino superiore.

Impossibile prescinderne per l’impatto che ha avuto sul mondo pop e non solo. Basti pensare ai video che ne vennero estratti, che tra le altre cose travolsero le implicite barriere razziali di Mtv. Come se non bastasse, per il celebre video della title track, si scomodò persino il grande John Landis, regista tra l’altro del capolavoro The Blues Brothers.

Lo stesso Landis, ospite a Maratea due anni fa per le Giornate del cinema lucano, dichiarò al sottoscritto che era sua ferma intenzione di “non volere un videoclip, ma un cortometraggio vero e proprio, con tanto di trama, scenografie e attori pensanti e dinamici”.

John Landis e Michael Jackson

Venendo proprio al brano Thriller, Vincent Price era famoso per i suoi film dell’orrore e per la risata demoniaca che caratterizza il finale del pezzo, risata che poi sarebbe stata campionata da molti, tra cui i Public Enemy. Ma, ora, mentre si trovava negli studi di Johnny Carson, ospite del suo Tonight Show, quella risata aveva molto poco di diabolico. Anzi, era la risata di un uomo che stava ammettendo un errore e cercava di non avere rimpianti o, almeno, di pensarci il meno possibile.

Davanti alle telecamere, Price raccontò la storia per intero: raccontò di quando Michael Jackson, suo grande fan, lo aveva chiamato per chiedergli di partecipare a questo suo nuovo progetto, un singolo che poi sarebbe diventato un video ma, come suddetto, non un video come gli altri. Doveva durare quattordici minuti, aveva a che fare con gli zombie e, proprio per questo, sarebbe stato diretto da John Landis, quello di Un lupo mannaro americano a Londra. Insomma, a lui, Michael, sarebbe piaciuto proprio tanto tanto se lui, Vincent Price, uno dei suoi attori preferiti, avesse voluto prestare la propria voce.

Price diceva a Johnny Carson che non aveva capito molto, ma che l’idea di lavorare con un cantante, anche se Michael Jackson non era ancora diventata una star planetaria, lo interessava e alla fine accettò con piacere. Andò in studio, fece il suo intervento parlato, con tanto di risata incorporata e poi passò alla cassa. Lì gli dissero, 20.000 dollari subito oppure una percentuale sulle vendite del disco. Price ci riflettè appena, non aveva bisogno di soldi e poi magari il disco non avrebbe venduto nulla. Così prese i 20.000 dollari e tanti saluti.

Se ne andò convinto di aver fatto, come Spike Lee, la cosa giusta…peccato che a tutt’oggi Thriller sia il disco più venduto della storia con 110 milioni di copie nel mondo, cifra destinata a salire sensibilmente dopo la scomparsa di Michael Jackson.

Curiosità: prima di diventare Thriller, il brano si intitolava Starlight Love e prima ancora Starlight Sun. Altra curiosità, a un certo punto si sparse la voce che le prime sette cifre del codice UPC stampato sulla copertina dell’album, corrispondessero al numero di telefono di Michael Jackson senza prefisso. Migliaia di fan credettero a questa leggenda metropolitana e bombardarono di telefonate i poveri utenti delle zone dove Michael aveva vissuto o viveva e il cui numero corrispondeva alle cifre del codice. Alcuni di loro chiesero e ottennero di cambiare numero, per non impazzire.

Pubblicato il 30 novembre del 1982, Thriller raggiunse subito il vertice della Billboard 200 chart e vi rimase per ben 37 settimane. Restò nella Top 10 per  80 settimane e in classifica per 122 settimane totali. Oltre al suo più grande successo, il disco rappresenta anche al meglio l’ecletticità di Jackson, un’opera che ha segnato lo stato dell’arte pop degli anni ’80, con una ricetta soul/dance impeccabile che spaziava dalla melodia alla Paul McCartney (ospite in The Girl Is Mine), all’hard rock di Eddie Van Halen, sua la chitarra in Beat it.