#TellMeRock, i 56 anni di un certo Jumpin’Jack, professione giardiniere, che ispirò gli Stones

EDITORIALE – Che meraviglia la campagna, non si sente un rumore, a parte gli uccellini, e puoi dormire fino a tardi senza che nessuno venga a disturbare. L’ideale per una rockstar, figuriamoci per due. Mick Jagger e Keith Richards sono a casa di quest’ultimo, in campagna e dormono…anzi, dormivano: “Cos’è questo rumore” – chiede MickKeith fatica a capire, poi ha un’illuminazione: Jack Dyer, il giardiniere. Stropiccia gli occhi, poi dice: “Oh, è Jack, jumpin’Jack…”

Jumpin’Jack? Curiosa espressione, pensa Mick. I due si preparano, con calma, ovviamente, non dimentichiamo che sono due rockstar. Devono andare in studio perché, come suddetto, è il 1968 e gli Stones stanno lavorando a Beggars Banquet.

Gli altri sono già lì, Bill, Bill Wyman, era arrivato prima di tutti, si era seduto al piano ed era venuto fuori un riff pazzesco. Brian Jones aveva aggiunto le chitarre e Charlie Watts la batteria. Quando Mick e Keith entrano, stanno suonando attorno a quel riff. I due pensano sia fantastico, l’ideale per impiantarci una canzone, ma manca un testo. Così Mick Jagger si ricorda di Jumpin’Jack ed in poche ore il brano è pronto. Come poi dichiarerà in futuro lo stesso leader degli Stones, le sonorità in chiave blues e un po’ “dark”, sono ispirate dai lavori di Lou Reed e dei Velvet

Jumpin’Jack Flash diventa un successo coroso, tutti felici, meno Wyman. Il riff da cui tutto è nato era suo, ma la canzone esce a nome Jagger-Richards, come tutte quelle degli Stones.

Il brano verrà pubblicato come singolo il 24 maggio del 1968