#TellMeRock: 23 Aprile 1971: Le provocazioni di Sticky Fingers, il manifesto culturale degli Stones

EDITORIALE – Questa è una storia avvolta nella leggenda e nel mistero. 1969, gli Stones sono ispirati come forse mai nella loro carriera, Keith Richards scrive un brano per suo figlio Marlon, appena nato, dispiaciuto per doverlo momentaneamente abbandonare per mettersi in tour.

Il brano s’intitola Wild Horses. Jagger non è convinto del testo e lo riscrive completamente, lasciando della stesura originale di Richards un solo verso che dice Wild horses couldn’t drag me away  “I cavalli selvaggi non riusciranno a trascinarmi via”, perché gli ricorda la fine del tormentato rapporto con Marianne Faithfull.

Molti, ironia della sorte, sono convinti che sia stata proprio la Faithfull a scrivere Wild Horses, ma che abbia permesso a Jagger di firmarla o che lui se ne sia impossessato, proprio come accadrà, sempre nell’album Sticky Fingers, quello con la famosa copertina di Andy Warhol che nell’edizione originale ha la cerniera che si abbassa.

Marianne non conferma e neppure smentisce, si limita a dire che Wild horses couldn’t drag me away (quindi l’unico verso che gli Stones dicono abbia scritto Keith Richards), sono le prime parole che ha detto dopo essersi ripresa dall’overdose che a momenti la uccise in quello stesso 1969.

Tanto per complicare le cose, nelle note di Jump Black, l’Antologia degli Stones del 1993, Jagger dichiarò che Wild Horses non fu scritta esplicitamente per Marianne Faithfull. E Jerry Hall, storica compagna di Jagger, al giornale The Obesrver dichiarò, il 29 aprile 2007 che Wild Horsesera la sua canzone preferita, e poco le interessava che Mick la avesse scritta per la sua ex moglie Bianca”.

Bianca adesso?? Insomma, come saranno andate davvero le cose? Mistero degli Stones

Sticky Fingers, nono album della leggendaria band inglese, pubblicato il 23 aprile del 1971, è segnato da almeno tre eventi di rilievo: il primo è la copertina dell’album, un provocatorio primo piano di un paio di jeans disegnato da Andy Warhol e la seconda è che per la prima volta, nel logo degli Stones, compare la mitologica e storica linguaccia rossa. Il terzo e ultimo elemento è che la produzione del gruppo si sposta dalla Decca Records a una propria casa discografica, la Rolling Stone Records

Il disco è caratterizzato da venature più pop e da testi particolarmente trasgressivi, basti pensare a Sister Morphine e Bitch. Unica eccezione, la delicata e romantica sopra citata Wild Horses.

Sticky Fingers è il lavoro degli Stones più celebrato dalla critica e conquisterà il posto fisso in quasi tutte le classifiche dei migliori 100 dischi del secolo.

L’inizio è affidato a Brown Sugar, micidiale ordigno stritola classifiche, un rock n’roll cattivo e sfrenato che conquisterà le vette delle maggiori classifiche mondiali.

Brown Sugar è una delle canzoni più controverse degli Stones, battezzata in un’occasione funesta come il concerto di Altamont, il 6 dicembre 1969, quando Alan Passaro, membro del servizio d’ordine degli Hell’s Angel’s, uccise Meredith Hunter, un diciottenne di colore che era tra il pubblico. Sarò poi assolto per legittima difesa perché, come riprodotto nel documentario Gimme Shelter, Hunter, chissà se provocato o sotto l’effetto di droga, si vede estrarre una pistola.

La canzone è controversa perché, per stessa ammissione dell’oggi 77enne Mick Jagger, che la scrisse mentre si trovava sul set del film Ned Kelly, il testo sovrappone immagini di droga ad altre di sesso. Brown Sugar è infatti un tipo di eroina, chiamata così per il suo aspetto simile allo zucchero di canna e ovviamente meno pura rispetto all’eroina bianca. La canzone parla apparentemente delle donne africane violentate e frustate dai loro padroni bianchi, ma le immagini poi si confondono e sfumano nel presente, lasciando immaginare uno scenario di sadomasochismo violento.

In origine Jagger aveva intitolato il brano Black Pussy, poi persino a lui era sembrato un po’ troppo. Altre controversie ritardarono l’uscita del singolo, che avvenne solo nel 1971 e fu il primo ad essere pubblicato dalla Rolling Stones Records.

Can’t You Hear Me Knocking mostra l’attitudine del nuovo chitarrista della band, Mick Taylor. Privo della versatilità del suo predecessore Brian Jones, capace di suonare numerosi strumenti, Taylor, che aveva militato nei John Mayall & the Bluesbreakers, era più portato tecnicamente ad essere un solista e il suo apporto strumentale rinforzò i toni blues nei dischi degli Stones della prima metà degli anni settanta. Particolarmente significativa in proposito, è la lunga improvvisazione fusion che si dipana nel corso del brano.

Il testo della tetra e sopra accennata Sister Morphine era stato scritto dell’ex fidanzata di Mick Jagger, Marianne Faithfull, mentre la musica era degli Stones. Fu pubblicata su singolo dalla stessa Faithfull nel 1969, ma il crudo testo della canzone aveva suscitato polemiche e il brano era stato bandito dalle radio. La canzone narra con intensità l’agonía di un uomo in un letto d’ospedale, presumibilmente a causa di una overdose, e del suo desiderio di ricevere della morfina per avere sollievo dai suoi tormenti. Sister Morphine fu censurata nella versione di Sticky Fingers pubblicata in Spagna venendo sostituita da Let It Rock.

In una recensione retrospettiva, la rivista Q giudicò l’opera come il “prodotto degli Stones al loro apice” Una formula magica di heavy soul, junkie blues e macho rock”. NME scrisse che l’album “cattura la padronanza del blues da parte degli Stones”. Sulla rivista Goldmine, Dave Thompson scrisse che l’album è “ancora superiore a gran parte del catalogo degli Stones”.

Nel 2003, Sticky Fingers è stato classificato alla posizione numero 63 nella lista dei 500 migliori album di sempre redatta dalla rivista Rolling Stone, e alla numero 64 nella revisione datata 2012.