#TellMeRock, i cinquant’anni di All Directions e il lutto da metabolizzare di Papa Was a Rolling Stone

EDITORIALE – “Era il 3 settembre, ricorderò per sempre quel giorno, perché quel giorno è morto mio padre”.

Dennis Edwards non riusciva a credere di dover cantare quel verso, il primo di Papa Was A Rolling Stone. Suo padre era davvero morto il 3 settembre e non sopportava che l’autore, Norman Whitfield, continuasse a ripetere che era una semplice coincidenza e che quel brano era stato composto per gli Undisputed Truth e non per i Temptations di cui Edwards era la voce solista.

E soprattutto non sopportava che Whitfield, che in quella circostanza aveva anche il ruolo di produttore, gliela facesse cantare decine di volte perché diceva che non era abbastanza convincente. Alla fine disse: “Questa è l’ultima volta” e cantò con una rabbia folle che si portava dietro tutto il dolore della perdita. Whitfield disse: “Questa è perfetta” e fu licenziato.

Perché non è sempre vero che il fine giustifica i mezzi. Era stato un buon produttore tecnicamente, ma umanamente era stato riprovevole e quindi era meglio che andasse a casa. Papa Was a Rolling Stone, invece, andò in testa alle classifiche di tutto il mondo, esattamente cinquant’anni fa. Il “Rolling Stone” non necessariamente può essere identificato come un vagabondo o padre senza responsabilità, nel pezzo si fa riferimento appunto alla mancanza del non esserci davvero, non della fuga da responsabilità o altro. Il pezzo prende la tendenza rock grazie all’inconfondibile giro di basso e al sax che in lontananza e in tonalità soft crea appunto un’aurea nostalgica di livello eccezionale.

Nel brano c’è un verso che dice: “Wherever he laid his hat was his home”, che citava esplicitamente un altro verso di un’altra canzone scritta sempre da Whitfield e portata al successo da Marvin Gaye, Everywhere I Lay My Hat. “Ovunque posi il mio cappello, quella è casa mia”, frase molto amata anche da Zucchero che da anni la cita come slogan della sua filosofia di vita.

Il brano fa parte del mitico e iconico All Directions, album dei Temptations pubblicato il 27 luglio del 1972, considerato da molti un autentico manifesto del panorama soul e r’n’b. Il clima in cui la band registrò il disco era pieno di controversie sociali, di battaglie civili e di storie quotidiane di rivalsa e riscatto, il che permise ai Temptations di produrre un album autentico, fatto di sperimentazione e ritmo, ma anche di malinconia.

All Directions si apre con una cover di Funky Music Sho’ Nuff Turn Me On scritta da Barrett Strong e Norman Whitfield, una traccia nota soprattutto per la versione di Edwin Starr. Dopo un grande accumulo, la folla è stata sbalzata in fervore, con conseguente applauso rauco, la traccia si apre con ciascuno dei cinque Temptations che condivide la voce solista. La traccia suona come se fosse stata registrata dal vivo, in modo da sprigionare tutta l’autentica e innata energia del gruppo. 

Tutte le altre tracce sono antologie del panorama Black di quegli anni, in cui la Motown la faceva da padrona per sperimentazione, richiamo sociale e attenzione alle dinamiche civili e politiche. All Directions è un lavoro epocale che resta negli annali della storia della musica, un disco prezioso che rende il soul una vera e propria opera d’arte, tra ritmica, giochi di voce e abilità virtuose.