#TellMeRock, Il Banco del Mutuo Soccorso, Darwin e la loro ‘evoluzione del Prog’

EDITORIALE – E’ il dilemma che ancora attanaglia mio padre a distanza di anni, cioè se sulla sua cultura musicale abbia avuto più influenza il vinile di “Storia di Un minuto” della Pfm (trattato nel quarto giorno di #RockInQuarantine) o di “Darwin” del Banco del Mutuo Soccorso.

Entrambi “pietre miliari” del rock italiano, gli album “linea di confine” tra ciò che erano i musicarelli e ciò che sarebbe stata l’evoluzione del rock e del prog in Italia.

Il Banco ha il suo perché nei modi, nelle sperimentazioni, nelle battaglie sociali e nel suo stile complesso e innovativo portato avanti da un avanguardista di razza come Francesco Di Giacomo “scortato” dai fratelli Nocenzi.

Correva l’anno 1972, e il Banco del Mutuo Soccorso porta il scena la sua “Evoluzione della Specie” con Darwin.

Reduci dall’epocale Banco del Mutuo Soccorso -un album imprescindibile per conoscere gli sviluppi della Storia Del Rock Progressivo Italiano- i ragazzi del Banco rilasciarono a stretto giro di posta Darwin, un altro lavoro basilare, un concept incentrato sullo sviluppo della vita sul nostro pianeta vista –ovviamente- con criteri evoluzionisti.

Se sulla carta poteva apparire quasi pretenzioso ricorrere alla formula del concept per una band che in definitiva aveva assunto una propria identità musicale solo pochissimo tempo prima, in realtà il Banco del Mutuo Soccorso piazzò con Darwin un colpo memorabile, regalando alla massa degli ascoltatori Pop un vinile in grado di competere, (ed a mio avviso spesso surclassare), con la grande parte delle uscite di settore provenienti dall’Eldorado Albionico.

Introdotto da una delle cover più note del periodo 71/73, Darwin risultò una evoluzione musicale del precedente vinile ulteriormente nobilitato da una fusione musica/testi più convincente che mai.

Partendo dagli enunciati Darwinisti le lyrics erano scevre da citazioni dotte e professorali, che puntavano invece su una intimità priva delle circonvoluzioni tipiche di un certo Progressive, accessibile ed Ariostesca, -c’è ancora l’Ippogrifo- tipica del modo di scrivere di Francesco Di Giacomo ed il cui merito maggiore è da individuarsi nella musicalità scorrevolissima che si incastra –o meglio, si fonde- perfettamente con la musica.

Banco del Mutuo Soccorso, 1972

Un eccellente esempio per dimostrare come l’Italiano sia anni luce più musicale e descrittivo dell’Inglese, se correttamente usato.

Steli di giunco e rughe d’antica pietra

odore di bestia orma di preda

nient’altro vede il mio sguardo prono

se curva è la mia schiena

Potessi drizzare il collo oltre le fronde

e tener ritto il corpo opposto al vento

io provo e cado e provo

e ritto sto per un momento

L’urlo rintrona per la volta tutta

fino ai vulcani sale e poi resto a guardare

e bevono i miei occhi i voli i salti

le mie foreste e gli altri.

E dove l’aria in fondo tocca il mare

lo sguardo dritto può guardare. (da La Conquista della Posizione Eretta).

Dal punto di vista musicale Darwin rappresenta una pietra miliare di un certo modo e di un certo gusto tipicamente italiano di intendere il prog che si distacca nettamente da quanto –già in quel lontanissimo 72- cominciavano a fare altri gruppi con un Dna rivolto verso l’estero.

Ognuna delle sette canzoni presenti, pur essendo coerentemente legata con le altre, può essere presa come momento a sé stante, ciò principalmente per merito del grandissimo lavoro alle tastiere dei fratelli Nocenzi -unitamente a quello alla chitarra di Marcello Todaro- che confezionano un abito coerente, ma al tempo stesso pieno di fughe ed aperture prog che comunicano un mood di libertà con pochi termini di paragone coevi.

La cosa emerge chiaramente all’ascolto de L’Evoluzione, una lunghissima traccia -17 minuti – largamente improvvisata in studio in cui le qualità sottolineate nel paragrafo precedente emergono in maniera prepotente, l’improvvisazione infatti non diventa mai anarchia ed approssimazione, ma resta sempre governata dalla loro valenza di musicisti puri.

La Conquista della Posizione Eretta -10 minuti- raggiunge il climax nel breve testo posto in coda, dopo una lunga suite drammatica e descrittiva dello sforzo per fare ciò che il titolo dice.

Meno epica Danza dei Grandi Rettili, uno dei pezzi più famosi del Banco, più Jazz nell’intermezzo e forse anche più “amichevole”. In ogni caso un ottimo brano cui il tempo ha reso giustizia in misura corretta.

Cento Mani e Cento Occhi è forse l’episodio più equilibrato presente in Darwin, ciò a causa dell’ottima fusione musica/testo, questo di sapore quasi popolare –nel senso Folk che all’epoca era come il fumo negli occhi per i giovani ascoltatori- e proprio per questo meritevole in quanto poco allineato con le tendenze del momento.

Dall’Ariosto a Leopardi, (quasi), per 750.000 anni fa…..l’amore?, momento più malinconicamente delicato dell’Lp, in cui si fa fatica per non immedesimarsi nello struggimento della scimmia che acquista consapevolezza del suo aspetto e delle conseguenze che gli porta.

Miserere alla storia ci fa prendere coscienza della strada che stiamo percorrendo già da tempo immemore, e la musica regge un testo tanto breve quanto significativo:

E la constatazione amara che esso è ancora più moderno oggi di quando fu scritto lo rende ancora migliore. Il cerchio si chiude perfettamente con l’invenzione musicale –apparentemente semplice- di Ed ora io domando tempo al Tempo ed egli mi risponde… non ne ho!. Un valzer Folk, una serie di cigolii di una ruota che gira….che gira….e che l’uomo non ha la possibilità di fermare o di rallentare in alcun modo.

E siamo ancora lì, ad osservare la ruota, e ad illuderci che non giri per noi…