#TellMeRock: ‘Il Re è vivo’… e al Regal Theater di Chicago scrive la Storia del blues

B. B. King, pseudonimo di Riley B. King, nasceva a  Itta Bena (Stato del Mississipi), il 16 settembre 1925.

EDITORIALE – Dicono che al “titolare” questo disco non piaccia poi molto e che nutra più considerazione per diversi altri articoli del suo copioso catalogo. E non potrebbe esserci conferma più eclatante del fatto che di rado un artista è un buon giudice di se stesso.

Dicono che Eric Clapton ascolti spesso Live At Regal prima di salire a sua volta su un palco e viene in mente quella vecchia battuta di Woody Allen che, rimproverato di credersi Dio, replicava che “a qualuno dovrò pure ispirarmi“.

Dicono che questo sia il più bell’album di blues registrato in concerto di sempre e, fra quanti lo dicono, c’è anche il mio modestissimo parere. Se non ci credete prego, accomodatevi, e poi vedete un po’ se riuscirete a trovare un’alternativa.

L’anno è il 1964, è una sera di fine novembre e l’allora trentanovenne Riley B. King, già si trova a non contare più i successi discografici di una carriera cominciata nel 1949 e che non sarebbe assurdo pensare abbia già toccato apici al massimo eguagliabili. E’una platea nella sua stragrande maggioranza composta da afroamericani, quella che gremisce uno dei più noti teatri di Chicago e, con il soul che va prendendo il sopravvento nel gusto della popolazione di colore, pronosticare che da lì in poi si andrà in discesa non parrebbe un azzardo.

Chi può immaginare che quell’omone nelle cui braccia l’amata Lucille (la sua amata sei corde), pare piccina piccina, sarà a breve adottato dalla gente del rock?

Live At Regal segna lo zenit del Re del blues, perché è fatto di estro, tecnica, spontaneità e magia. B.B. King tocca la sua Lucille in maniera così delicata e maestosa allo stesso tempo, da ottenere la pienezza del suono da ogni nota.

Quella Lucille a cui il “King” dedicherà anche una canzone. C’è da dire però che Lucille è il nome che egli da a tutte le sue chitarre, in genere Gibson nere. Nel 1981, infatti, la Gibson lanciò il modello Lucille e nel 1999 il modello “Little Lucille”. Nel 1997, B.B.King presentò Lucille addirittura a Giovanni Paolo II, dopo un concerto in Vaticano.

La storia è questa: è il 1949, King sta suonando in una dance hallsa Twist, in Arkansas, quando due uomini si azzuffano e inavvertitamente sbattono contro un contenitore di cherosene che doveva riscaldare il locale e che invece lo manda a fuoco. I pompieri ordinano immediatamente di evacuare la sala.

Una volta fuori, B.B.King si ricorda di aver lasciato dentro la sua amata chitarra, una Gibson acustica, e si precipita dentro per riprenderla, nonostante il fuoco si stia estendendo sempre di più e abbia già causato due morti. Il giorno dopo, quando B.B.King viene a sapere che i due uomini stavano battendosi e litigando per una ragazza chiamata Lucille, decide che da quel momento ogni sua chitarra si chiamerà così.

Dopo essere stata chitarra Lucille (o My Lucille), è diventata anche una canzone, scritta da Ira Newborn nel 1985 per il film Into The Night, diretto da John Landis con Jeff Goldblum e Michelle Pfeiffer, ovviamente interpretata da B.B.King. Lucille, inoltre, è anche una canzone del 1957 di Little Richard.

Tornando al Live At Regal, ha solo un difetto: non durare più di trentacinque minuti, quando invece ce ne vorrebbero ore e ore di questa musica sofisticata e viscerale, tenera come una serenata e affilata come una rasoio allo stesso tempo.

Gli ottoni in rincorsa su una ritmica audace e sognatrice in egual modo e, a sormontare il tutto, quella voce e quella chitarra…