#TellMeRock: James Brown, il Padrino del Soul e il suo carisma al servizio del rock

EDITORIALE – “Da lui ho imparato come si sta in scena, tutto quello che so fare o dare su un palco è per merito suo”. E’il leader degli Stones Mick Jagger a pronunciare queste parole nel corso di un’intervista rilasciata nel 2014 in occasione della presentazione di Get on Up, il documentario da lui prodotto sulla vita di James Brown

Chissà quali altri percorsi avrebbe seguito la musica dello scorso secolo se nel 1953 il ventenne lanciatore di baseball James Brown non si fosse seriamente infortunato. Per la seconda volta in una vita già molto vissuta, con tanto di soggiorno nelle patrie galere, doveva rinunciare a una promettente carriera sportiva, visto che qualche tempo prima aveva appeso i guantoni da boxe al chiodo.

Per sua e nostra fortuna, gli restavano un’altra passione e un altro sogno di gloria: un gruppo chiamato Gospel Starlighters.

Divenuti Avons, poi Flames , alla prima uscita con il 45 giri Please Please Please, ballata pianistica di impronta doo wop, venderanno nel 1956 un milione di copie. E’ la prima di quaranta tracce che sfilano in questo doppio cd del 1996 e intitolato James Brown, 40th Anniversary Collection, il quale rappresenta la migliore antologia disponibile del padrino del soul. Ci sarebbe però anche il quadruplo Star Time (1991, Polydor) il quale rappresenta un’opera ampia ma abbastanza economicamente dispendiosa.

C’è il tambureggiante inno intitolato Unity, un duetto con gli Africa Bambaataa per tramite del quale la giovane nazione hip hop riconosceva l’enorme debito nei riguardi di James Brown in termini di stile e ritmica. Ma il disco, a mio modesto avviso, una pecca la presenta: liquida troppo frettolosamente già dalla prima metà del primo cd la non breve evoluzione che portò al prevalere degli elementi ritmici su quelli melodici.

Fintanto che, all’altezza del 1965 e di Papa’s Got A Brand New Bag, lo stile inconfondibile di James Brown viene fuori in un modo irriverente e spontaneo da reinventarsi in quella chiave soul funk celebre a tutti noi.

Nel 1970, con i suoi cinque minuti e quindici di chitarra spigolosa, basso sensuale, batteria implacabile e piano trillante, Sex Machine (primo pezzo del secondo Cd), getterà le fondamenta della house con almeno tre lustri di anticipo.

Get Up Offa That Thing, celebre alle nuove generazioni per essere il brano d’ingresso di Cetto La Qualunque, il personaggio politico inventato da Antonio Albanese, è un concentrato di energia mista a ritmica funk e r’n’b sul quale è impossibile restare fermi o impassibili. Brown in questo pezzo del 1976, non da solo sfoggio delle sue abilità canore, ma anche di quelle da grande e abile ballerino quale era, attraverso movimenti sensuali, spaccate improvvise e giravolte.

Il 40th Anniversary si chiude con l’inno Living In America. Composta da Dan Hartman e Charlie Midnight per il cantante statunitense, fu pubblicata come singolo nel 1985 e ha raggiunto il quarto posto della Billboard Hot 100, restando nella top 40 per undici settimane.

È inoltre arrivata al quinto posto della Official Singles Chart, diventando unico singolo di James Brown capace di entrare nella top 10 del Regno Unito. Si tratta del primo grande successo del cantante dopo un decennio, nonché l’ultimo della sua lunga carriera. La canzone è stata nominata per la Miglior canzone R&B e premiata come Miglior performance vocale R&B maschile ai Grammy Awards 1986.

Il brano è noto per la sua apparizione nel film Rocky IV, in cui viene cantato da James Brown prima dell’ingresso sul ring di Apollo Creed nel match contro Ivan Drago. La canzone è stata inserita nella colonna sonora del film e nell’album Gravity diBrown, in quest’ultimo con una versione estesa lunga quasi 6 minuti.

La canzone è stata nuovamente registrata dal suo co-autore Dan Hartman per l’album Keep the Fire Burnin’ nel 1994.

Un’icona come poche, un mix tra genio, irriverenza, limiti e abilità che fanno di James Brown un’artista completo e totale come pochi. Un esempio e un mentore per i grandi del rock e della musica in generale e un genio inconfondibile per noi ascoltatori. Se avete del tempo da dedicarvi, riascoltate questo doppio album o guardate il sopra citato docu-film prodotto da Mick Jagger sulla vita del Godfather Of Soul.

Mandatory Credit: Photo by Peter Brooker/REX/Shutterstock (124150c)James BrownJames Brown in concert, Wembley Arena, London, Britain – 1986