#TellMeRock: la pioggia, il Vietnam e la Cosmo’s Factory dei Creedence Clearwater Revival

EDITORIALE – Lo sanno tutti: il 1970 è l’anno della separazione dei Beatles. Ci si affanna a designare degli eredi ed è la forza dei numeri a chiudere la discussione.

Pazienza per le abissali differenze, passaporti in testa. Pazienza se le mutevoli facce di John, Paul e Ringo sono state elette a icone e la stragrande maggioranza di chi dei Creedence ha comprato i dischi senza però mai vederli in concerto non distingue un Fogerty dall’altro o Doug da Stu.

Lungi dal patire la pressione, Cosmo’s Factory non si limita a confermare lo stato di grazia, e sarebbe stata già cosa enorme dopo i tre LP eccezionali dati alle stampe l’anno prima, ma compie un ulteriore balzo in avanti.

I Creedence Clearwater Revival creano un ampliamento di una già ampia tavolozza disposta e raccolta di tutto quanto già accaduto nel rock  n’roll di That’s Alright Mama in avanti.

Ma il 1970 è un momento difficile per la band e, come storia musicale insegna, è nei momenti di peggiore crisi che i grandi gruppi tirano fuori il meglio di sé. E così Cosmo’s Factory è anticipato dal celebre singolo “simbolo” dei Creedence, Have You Ever Seen The Rain.

Il brano, scritto da John Fogerty in un momento difficile per la band, lacerata dalle tensioni e dall’imminente dipartita dal gruppo del fratello Tom, racconta proprio questo: la calma prima della tempesta e la pioggia che scende violenta in un giorno di sole.

I Creedence avevano tutto, erano la più grande macchina da guerra americana del periodo, una sorta di juke box umano perché, a differenza di altri artisti, focalizzavano le loro attenzioni sulle singole canzoni più che sugli album.

Come spesso accade, Have You Ever Seen The Rain fu interpretata in modo radicalmente diverso.  La prima lettura riguardava il Vietnam e la pioggia erano le bombe che cadevano dal cielo. La seconda riguardava il crollo degli ideali degli anni Sessanta dopo che, alla Kent State University, la Guardia Nazionale dell’Ohio aveva ucciso quattro studenti e ferito altri nove. Alcuni di loro stavano protestando pacificamente contro l’invasione americana della Cambogia, altri stavano semplicemente osservando la scena da lontano o, per triste sorte, passavano casualmente da lì. Ma, come ho già detto, nulla di tutto questo c’entra.

Have You Ever Seen The Rain era solo il canto di addio di un gruppo che due anni dopo si sarebbe sciolto, lasciando in molti sotto una pioggia si, ma di lacrime.

Vietnam e pioggia che invece riguardano un altro brano portante di Cosmo’s Factory. Un riff di chitarra acustica, poi un sound che rimanda alle radici e ai vecchi brani folk, una voce che sembra provenire da un altro mondo e un’invocazione a fermare la pioggia.

1970, che meraviglia è Who’ll Stop The Rain dei Creedence, scritta dal mago John Fogerty. Il testo è indiscutibilmente legato all’intervento americano in Vietnam e la pioggia da fermare è quella delle bombe e dei proiettili, ma l’ispirazione venne a Fogerty a Woodstock, quando la folla urlava No Rain! No Rain!, perché voleva che il Festival continuasse nonostante il diluvio del secondo giorno.

C’è una strofa che racconta quasi giornalisticamente la storia: “Sentivo i cantanti cantare, e noi che chiedevamo di più, la folla che si stringeva per cercare di tenerci caldi”. Tornato a casa, Fogerty scrisse la canzone unendo la storia alla metafora, inserendo riferimenti al Vietnam e alle parole vane dei politici: “Cinque anni di piani e di nuove frontiere, avvolte in catene d’oro”.

Il brano ebbe grande successo e influenzò anche Bob Dylan, che per scrivere Shelter From The Storm, ha tratto spunto da quel verso dove si dice I went down Virginia, seekin’ shelter from the storm.

In un’intervista a Rolling Stone Fogerty ha raccontato una storia divertente, di quando arrivò a casa con il master della canzone e lo fece ascoltare a sua moglie. In stanza c’era anche suo figlio Josh di quattro anni che, quando sentì il padre cantare Chi fermerà la pioggia? Disse: Papà, fermala tu…

Riferimento al Vietnam anche nella splendida ballata Run Through the Jungle. Il titolo, il testo e l’anno di uscita hanno fatto credere a molti che si tratti di un brano contro la guerra del Vietnam. In realtà nel 2016 John Fogerty dichiarò che riguardava la proliferazione delle armi da fuoco negli Stati Uniti. Il brano diventò uno dei classici del gruppo, condotto dal lungo riff di chitarra elettrica e armonica.

Cosmo’s Factory è una prodigiosa enciclopedia di stili che include un Bo Diddley apocrifo e ulteriormente addizionato di anfetamina (Ramble Tamble) e uno efficiente affrontato con efficiente affetto (Before You Accuse Me), un incrocio orbo di piano tra Little Richard e Jerry Lee Lewis (Travelin’Band) e un inchino davanti agli Stones (Up Around The Bend), due magistrali recuperi dal catalogo Sun (il rock n’roll di Ooby Dooby e il rockabilly My Baby Left Me) e un Marvin Gaye girato in psichedelia  (I Heard It Through the Grapevine), uno shuffle country da far verde d’invidia Gram Parsons (Lookin’ Out My Back Door) e del soul che solo Otis Redding avrebbe potuto rendere più soul (Long as I Can See the Light).

Poi torna il Vietnam di Fortunate Son, blues che ti fa scoppiare il cuore per l’ansia.