#TellMeRock: Music For The Masses, la maggiore età dei Depeche Mode

EDITORIALE – Partiti nel 1980 come gruppo Synth Pop senza grandissime pretese ma da subito di buon successo, i Depeche Mode hanno via via reso il loro stile ben più elaborato e stimolante.  Al posto delle canzoncine elettroniche elementari e scarne, arrivano brani dalle strutture assai più complesse e ardite, quanto mai espressive nel loro incontro di melodie di grande efficacia e atmosfere non proprio rassicuranti.

Sesto di una lunga serie di album sempre molto fortunati sotto il profilo commerciale, Music For The Masses è in verità, smentendo “l’abbondanza” del proprio titolo, un album maturo, elitario e raccontato in parole e musica finora sconosciute per l’elettronica. Peculiarità che ha reso la band di Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher, qui con Alan Wilder ancora in squadra, un’autentica istituzione mondiale del miglior pop rock, quello che sa coniugare immediatezza, contenuti e una personalità cangiante ma inconfondibile.

Tanto coesa quanto eclettica, la scaletta ingentilisce le ossessioni del precedente Black Celebration e definisce lo stile sul quale il gruppo inglese fonderà, peraltro, senza rinunciare a deviazioni, il luminosissimo prosieguo di carriera.

Un perfetto manifesto programmatico, insomma, con singoli che ancora oggi sono storia, da Strangelove fino alla travolgente canzone di chiusura di ogni concerto dei Depeche Mode, con “l’onda di braccia al cielo” di Never Let Me Down Again.

Strangelove presenta tre versioni: quella originale che dura 3 min e 47 s, la versione del 1988 di 6 min e 32 secondi, e la versione di Music For The Masses che dura 4 min e 55 secondi. Un pezzo in perfetto stile anni ’80, con la voce di Gahan ad accompagnare una ritmica ballata e quasi sussurrata allo stesso tempo.

Never Let Me Down Again, oltre che essere un pezzo stupendo e ben impresso nella mente e nella mimica del sottoscritto da quel concerto romano del lontano 17 luglio 2006, è un brano famoso per il dubbio che ha indotto in molti critici sui suoi riferimenti. Il my best friend di Never Let Me Down Again viene identificato nell’uso di droghe – compagne di vita di Dave Gahan da lì ad Ultra – una dipendenza che rischierà di spezzare le gambe al gruppo oltre che al cantante negli anni a venire.

Altra perla dell’album è Behind The Wheel, traccia resa celebre dal live in Pasadena del 1988. Come per Strangelove, il videoclip della canzone è stato girato dal regista olandese Anton Corbijn. La location scelta per il video fu l’Italia ed esattamente il lungo lago di Arona. Rimasto appiedato, con un trattore che gli porta via la macchina, Gahan viene raggiunto da una donna in Vespa (probabilmente, una citazione del film Vacanze romane), su cui sale dopo aver buttato via delle stampelle. Dopo un giro sulla Vespa, raggiungono un caffè con un albergo, dove alla fine avranno un rapporto sessuale (si può vedere anche l’allusione sessuale all’uscita del numero 69 nella ruota). Il video si conclude con un ballo molto passionale. Probabilmente, il video è una continuazione di Never Let Me Down Again, dato che l’auto – una Isetta – e l’ambientazione iniziali oltre che l’abbigliamento di Dave Gahan, sono praticamente gli stessi.

Little 15  è un pezzo nato per “insistenza” della casa discografica. Secondo quanto dichiarato da Alan Wilder in un’intervista per il documentario Sometimes You Need to Play New Jokes incluso nell’edizione rimasterizzata di Music for the Masses, Little 15 è stata una delle ultime tracce di cui il gruppo si è occupato durante le sessioni di registrazioni dell’album. La demo del brano, cantata e suonata da Martin Lee Gore, è stata pubblicata nel 2009, insieme ad altre demo della band, in occasione dell’uscita di Sounds of the Universe su un disco bonus ad edizione limitata. Si tratta della demo meno recente dei Depeche Mode ad essere stata pubblicata in via ufficiale.

Sacred è un brano che anticipa le sonorità dei Depeche Mode per i futuri album, la vera canzone spartiacque della band britannica. Inizio mistico e quasi “ecclesiastico” per poi alzare i ritmi seppur mantenendoli cadenzati e vivi, in una sorta di crescendo che riporta ad una dimensione nuova fatta di un’elettronica che riesce ad essere melodica e rock allo stesso tempo.

Per molti il meglio verrà dopo. Per molti altri è già passato. Se ne è discusso all’infinito, e si continuerà a farlo. Music For The Masses è però una di quelle gemme dal taglio irripetibile, che riescono solo una volta. Inimitabile, proprio nel senso che nessuno mai ne avvicinerà lo stile, e imprescindibile, perchè assolutamente necessario per toccare con mano cosa ha reso i Depeche Mode uno dei monumenti più importanti degli ultimi trent’anni in musica. Quei megafoni hanno dominato l’etere per lunghissimo tempo, e se ne può ancora sentire l’eco. Forse l’album più completo, a mio modesto avviso, della carriera dei Depeche Mode.