CORLETO PERTICARA (PZ) – Le condizioni economiche e contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nelle attività ad alto rischio presso il Centro Olio di Tempa Rossa hanno superato ogni limite di sostenibilità sociale, economica e morale. A lanciare l’allarme è Giovanni Galgano, coordinatore Uil Oil&Gas, che punta i riflettori sulla situazione del personale del Rescue Team, impegnato quotidianamente in un impianto industriale a rischio rilevante.
Si tratta, sottolinea il sindacato, di lavoratori altamente specializzati, chiamati a operare in un contesto estrattivo complesso, con mansioni che richiedono competenze elevate, formazione continua e un livello di responsabilità particolarmente alto. Nonostante ciò, il trattamento economico riconosciuto viene definito “semplicemente inaccettabile”.
Attualmente il personale è inquadrato con il contratto nazionale ANISA, sottoscritto da una sola organizzazione sindacale, che prevede una paga base di 1.172,30 euro lordi mensili. Applicando il divisore contrattuale di 173 ore, la retribuzione oraria è pari a 6,77 euro lordi che, al netto di contributi previdenziali e tassazione, scende a circa 4,72 euro l’ora.
Una cifra che, secondo la Uil, stride apertamente con la pericolosità delle attività svolte, con il contesto industriale petrolifero e con il valore economico prodotto all’interno dell’impianto di Tempa Rossa.
Le mansioni affidate al Rescue Team comprendono, tra le altre, attività antincendio e partecipazione alle squadre di emergenza, operazioni di soccorso e recupero su fune in ambienti complessi, supporto alle attività HSE soprattutto nei fine settimana e nelle ore notturne, monitoraggio ambientale con rilevazioni di gas e sostanze pericolose come H₂S, S₂ e TAC, oltre a ulteriori funzioni essenziali per garantire sicurezza e continuità operativa del Centro Olio.
Il tutto, evidenzia Galgano, in una fase di forte incertezza legata alla prossima scadenza della gara, senza chiarezza su proroghe o nuove procedure di affidamento. “Mentre a livello nazionale si discute di salario minimo a 9 euro l’ora – afferma – è paradossale che nel cuore di un impianto petrolifero si continui ad applicare un contratto che rappresenta uno schiaffo alla dignità del lavoro”.
Per queste ragioni la Uil Oil&Gas chiede una revisione immediata dei costi della commessa, l’applicazione di un contratto collettivo dignitoso e un adeguamento salariale coerente con i rischi e le responsabilità connesse alle attività svolte. Alla luce della specificità delle mansioni, il sindacato auspica inoltre l’assorbimento diretto di questi lavoratori da parte di Total, al fine di garantire stabilità occupazionale, tutele adeguate e un trattamento economico in linea con il contesto estrattivo.
Rivolto anche un appello all’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Francesco Cupparo, affinché convochi con urgenza un tavolo sindacale per fare il punto sulla situazione all’interno degli impianti estrattivi di Total ed Eni. Obiettivo: fare piena chiarezza sullo stato delle estrazioni petrolifere in Basilicata, sugli impegni assunti dalle compagnie, sugli investimenti reali e sul futuro di un comparto che occupa migliaia di lavoratrici e lavoratori lucani.
“La Basilicata – conclude Galgano – non può continuare a produrre ricchezza senza garantire futuro e stabilità a chi lavora. Servono scelte chiare, investimenti veri e una strategia industriale che guardi oltre le estrazioni petrolifere, mettendo al centro lavoro, diritti e sviluppo sostenibile. Il tempo delle attese è finito”.










































