Ticket farmaci da 2,50 euro, opposizioni e sindacati contro la Regione: «Chiarezza su costi, incassi e obiettivi»

POTENZA – Si allarga il fronte delle critiche dopo la decisione della Giunta regionale della Basilicata di introdurre, dal 1° settembre, una quota di compartecipazione di 2,50 euro per ricetta sulla farmaceutica convenzionata, fatte salve le esenzioni previste per le categorie più fragili. Dal centrosinistra al Movimento 5 Stelle, passando per Basilicata Casa Comune e UIL, la richiesta rivolta alla Regione è sostanzialmente comune: chiarire come sia stato determinato l’importo, quale gettito sia previsto e quali risultati si intendano conseguire.
Il consigliere regionale di centrosinistra Roberto Cifarelli ha presentato un’interrogazione sulla delibera di Giunta numero 544 del 27 agosto. «Sul nuovo ticket farmaceutico da 2,50 euro per ricetta credo sia necessario evitare sia le semplificazioni sia la propaganda. Il problema della spesa farmaceutica esiste e i dati AIFA lo certificano. Proprio per questo, però, le misure adottate devono essere motivate dai numeri».
Cifarelli richiama i dati contenuti nella stessa deliberazione: nel 2025 la spesa farmaceutica convenzionata della Basilicata avrebbe raggiunto il 7,45% del Fondo sanitario regionale, rispetto a un tetto del 6,80%, con uno scostamento superiore agli 8 milioni di euro. La normativa imporrebbe misure di contenimento per almeno il 30% dello sforamento, pari, secondo il consigliere, a circa 2,4 milioni.
Da qui gli interrogativi: quante ricette saranno effettivamente assoggettate al ticket, quanto incasserà la Regione negli ultimi quattro mesi del 2026 e su base annua e, soprattutto, attraverso quale calcolo si sia arrivati alla cifra di 2,50 euro.
Cifarelli pone anche il tema dell’appropriatezza prescrittiva, sostenendo che per contrastare sprechi e prescrizioni inappropriate sia necessario agire anche sui meccanismi che determinano la prescrizione. Chiede quindi alla Giunta dati sulle classi terapeutiche responsabili dello sforamento, sul ricorso ai farmaci equivalenti e sulle altre misure prese in considerazione prima dell’introduzione della compartecipazione. L’interrogazione sollecita inoltre un monitoraggio semestrale trasparente, che valuti non soltanto il gettito ma anche gli eventuali effetti sull’accesso alle terapie.
Sulla stessa linea UIL Basilicata e UIL FPL Basilicata, che attraverso Vincenzo Tortorelli e Antonio Verrastro chiedono alla Regione di specificare quale sia «l’obiettivo concreto» della scelta. Per il sindacato occorre rendere pubblici il gettito atteso, il numero delle ricette interessate, la platea dei cittadini coinvolti, l’obiettivo di riduzione della spesa e la destinazione delle somme incassate.
«La sostenibilità della sanità non può essere perseguita semplicemente trasferendo i costi sulle famiglie», sostengono Tortorelli e Verrastro. Pur riconoscendo l’importanza delle esenzioni per le categorie fragili, UIL richiama l’attenzione su lavoratori, pensionati e nuclei familiari che superano, anche di poco, le soglie previste e propone di valutare un sistema progressivo basato sulle fasce ISEE.
Secondo il sindacato, alla compartecipazione dovrebbe inoltre affiancarsi un piano regionale complessivo sulla farmaceutica, intervenendo sull’appropriatezza prescrittiva, sull’impiego di equivalenti e biosimilari, sulla centralizzazione degli acquisti e sulla distribuzione diretta.
Critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle Basilicata. Il coordinatore regionale Christian Giordano definisce «inaccettabile» l’introduzione di un ulteriore costo in una fase nella quale, sostiene, numerose famiglie devono già confrontarsi con caro vita, spese per gli spostamenti e difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie.
Per Giordano, il rischio è che l’aumento dei costi complessivi legati alla salute possa incidere sulla scelta di alcune persone di rinviare o rinunciare alle cure. «La fragilità economica non sempre coincide con una casella prevista dal Sistema sanitario», osserva il coordinatore pentastellato, chiedendo alla Regione di intervenire prioritariamente su liste d’attesa, personale, servizi territoriali e sprechi. Anche dal M5S arriva la richiesta di conoscere quanto la Regione preveda di incassare e quali miglioramenti dei servizi siano collegati alle nuove entrate.
Fortemente critica anche Basilicata Casa Comune. Il presidente del movimento e vicepresidente del Consiglio regionale, Angelo Chiorazzo, e il capogruppo Gianni Vizziello accusano la Giunta Bardi di aver scelto di «mettere le mani nelle tasche dei lucani» per affrontare gli squilibri della spesa farmaceutica.
Chiorazzo e Vizziello spostano l’attenzione soprattutto sulla farmaceutica ospedaliera, sostenendo che nel 2025 lo sforamento sarebbe stato di circa 45 milioni di euro, contro circa 7 milioni attribuiti alla convenzionata. Per BCC, dunque, l’intervento dovrebbe concentrarsi prioritariamente sulla componente che presenta lo scostamento maggiore.
I due consiglieri ricordano inoltre la proposta di legge già presentata da Basilicata Casa Comune per introdurre un monitoraggio continuativo della spesa e una maggiore responsabilizzazione dei vertici delle aziende sanitarie in caso di mancato rispetto dei tetti programmati.
La richiesta di BCC è più netta rispetto alle altre posizioni: ritirare il provvedimento e intervenire sulle cause che determinano l’aumento della spesa farmaceutica.
Il ticket da 2,50 euro, annunciato dalla Giunta come strumento di contenimento della spesa e contrasto agli sprechi, diventa così terreno di confronto politico e sindacale. Al centro delle contestazioni non c’è soltanto l’entità della quota, ma soprattutto la richiesta di conoscere preventivamente gettito atteso, platea interessata, criteri utilizzati per determinarla, destinazione delle risorse e risultati che la Regione intende ottenere.

Pubblicità