Trecchina (PZ) – Il legame tra Trecchina e Jequié si rafforza e attraversa anche la dimensione religiosa. A poco più di un anno dall’avvio ufficiale del gemellaggio tra il centro lucano e la città brasiliana, l’amicizia tra le due comunità si arricchisce di un nuovo e significativo capitolo con la visita a Trecchina del vescovo di Jequié, S.E. Mons. Paulo Romeu Dantas Bastos, accompagnato da padre José Ferreira Borges, sacerdote della diocesi di Jequié. La delegazione religiosa brasiliana è giunta in paese in occasione dei festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo. Ad accogliere gli ospiti sono stati il sindaco Fabio Marcante, gli assessori Anna Cresci e Giacomo D’Imperio, il presidente del Consiglio comunale Antonio Casella e l’intera amministrazione comunale trecchinese, insieme all’intera cittadinanza e alla comunità parrocchiale guidata da don Egidio Matinata. Il vescovo Dantas Bastos e padre Borges hanno avuto modo di incontrare il parroco emerito don Guido Barbella, numerosi fedeli e diverse famiglie, entrando in contatto con una realtà che, attraverso i rapporti familiari e la presenza di cittadini trecchinesi in Brasile, mantiene legami diretti con Jequié.
Quello tra la cittadina lucana e quella brasiliana è un rapporto nato in principio sul piano istituzionale e che, nel tempo, ha assunto una dimensione sempre più ampia. «Il gemellaggio tra Trecchina e Jequié continua anche da un punto di vista religioso e spirituale», ha spiegato Fabio Marcante, sindaco di Trecchina, ricordando le tappe che hanno accompagnato il consolidamento del rapporto tra le due realtà. Nel settembre 2025 una delegazione istituzionale di Jequié era arrivata in Italia in occasione della festa di San Michele, dando vita al gemellaggio sul piano amministrativo. Il 13 giugno 2026, invece, è stata la delegazione trecchinese a raggiungere il Brasile, in occasione della festa di Sant’Antonio da Padova, patrono di Jequié. Da quella visita è maturata anche l’idea del viaggio in Italia del vescovo brasiliano, che ha scelto di partecipare alle celebrazioni dedicate al patrono di Trecchina. Un incontro che ha assunto così un valore che va oltre il semplice protocollo istituzionale, coinvolgendo direttamente le rispettive comunità parrocchiali.
Particolarmente significativa è stata la giornata del 29 settembre, festa dell’Arcangelo Michele. Già prima dell’inizio della celebrazione, Mons. Paulo Romeu Dantas Bastos ha accolto personalmente i fedeli all’ingresso della chiesa, salutandoli e impartendo loro la benedizione. Un gesto semplice e spontaneo, ma carico di significato, che ha permesso al vescovo di entrare immediatamente in contatto con la comunità trecchinese e di condividere con i fedeli uno dei momenti più sentiti della festa patronale. Prima dell’inizio della celebrazione, don Egidio Matinata ha rivolto a Mons. Dantas Bastos un caloroso saluto di benvenuto, a nome proprio e dell’intera comunità. Il parroco ha ringraziato il vescovo per aver scelto di essere presente in occasione della festa patronale dedicata a San Michele Arcangelo, portando anche il saluto del vescovo della diocesi, Mons. Vincenzo Orofino, impossibilitato a partecipare per motivi di salute. Il viaggio dal Brasile è stato definito da don Egidio un vero e proprio «pellegrinaggio». Proprio durante la visita è emerso un ulteriore elemento capace di avvicinare le due comunità: la scoperta di alcune radici trecchinesi nella storia familiare di Mons. Dantas Bastos, con antenati che da Trecchina si sarebbero trasferiti in Brasile.
E così, alle 10.30 del 29 settembre, nella chiesa di San Michele, Mons. Paulo Romeu Dantas Bastos ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica insieme a don Egidio Matinata e a padre José Ferreira Borges. Alla celebrazione hanno preso parte non soltanto numerosi trecchinesi, ma anche tanti fedeli giunti dai comuni limitrofi e da altri centri del territorio, a conferma dell’importanza e della particolare eccezionalità dell’occasione. Presenti anche i sindaci e gli esponenti delle amministrazioni dei comuni vicini, il presidente dell’Unione Lucana del Lagonegrese Paolo Francesco Campanella, insieme ai rappresentanti delle forze dell’ordine e delle forze armate.
Particolarmente emozionante e carica di significato è stata l’omelia del vescovo, dedicata alla figura di San Michele Arcangelo e al suo legame con la comunità di Trecchina. Fin dalle prime parole, Mons. Dantas Bastos ha richiamato un’espressione profondamente radicata nella cultura brasiliana: il modo di rivolgersi agli altri chiamandoli «fratello» o «sorella», anche al di là dei legami di sangue. Un’espressione che, ha spiegato, richiama un modo di stare accanto all’altro fatto di accoglienza, attenzione, apertura del cuore e capacità di rispondere anche alle offese con un sorriso. È proprio nella fraternità, dunque, che il vescovo ha individuato uno dei fili conduttori della sua riflessione. Partendo poi dal significato dei nomi dei tre arcangeli ricordati dalla Sacra Scrittura – Raffaele, Gabriele e Michele – Mons. Dantas Bastos ha sottolineato che «Michele» significa «chi è come Dio?». Una domanda alla quale, ha ricordato, la risposta è una sola: «Nessuno è come Dio». Da qui il vescovo ha sviluppato una riflessione sulla missione di San Michele, definendolo «intermediario dell’opera di Dio in mezzo a questo popolo», «messaggero dell’amore di Dio» e «custode della comunità di Trecchina». Una figura che, nella sua lotta contro il male, diventa anche simbolo di speranza, pace e fraternità. Ma il messaggio dell’omelia non si è fermato alla figura dell’Arcangelo. Mons. Dantas Bastos ha invitato i fedeli a riconoscersi a loro volta come strumenti di bene: «Siamo tutti angeli», ha affermato, «lo siamo quando seminiamo amore e pace, quando difendiamo la giustizia e il diritto e quando sappiamo riconoscere il valore di ciò che siamo e di ciò che abbiamo». Un invito, dunque, ad aprire «gli occhi e il cuore per riconoscere gli “angeli” che vivono accanto a noi e che Dio pone sul nostro cammino».
Al termine della celebrazione, il sindaco Fabio Marcante ha rivolto un saluto al vescovo brasiliano, sottolineando il significato della sua presenza a Trecchina proprio nel giorno dedicato al patrono. «La sua presenza assume oggi un significato ancora più profondo perché porta con sé la testimonianza di una comunità, quella di Jequié, alla quale Trecchina è ormai legata da un rapporto di amicizia, fraternità e sincera vicinanza», ha detto il sindaco, evidenziando come il gemellaggio non sia «soltanto formale», ma unisca «storie, persone, famiglie, e le tante generazioni di trecchinesi che nel corso del tempo hanno lasciato la propria terra per costruire una nuova vita in Brasile». Al termine del suo intervento, a nome proprio e dell’amministrazione comunale, il sindaco ha consegnato a Mons. Dantas Bastos una targa ricordo della sua visita a Trecchina e come segno di gratitudine. Una seconda targa è stata consegnata a padre José Ferreira Borges, anche in occasione del significativo traguardo dei quarant’anni di sacerdozio da lui raggiunti e celebrati proprio nel 2026.
Al termine della Santa Messa, la tradizionale processione ha accompagnato la statua di San Michele Arcangelo per le vie del paese, coinvolgendo la comunità in uno dei momenti più sentiti dei festeggiamenti patronali.
Il soggiorno lucano del vescovo Paulo Romeu Dantas Bastos e di padre José Ferreira Borges non si è limitato alla partecipazione alle celebrazioni patronali. Accompagnati dal sindaco Marcante, nel corso della loro permanenza hanno avuto modo di visitare alcuni luoghi simbolici della religiosità del Lagonegrese, entrando in contatto con un patrimonio spirituale profondamente legato alla storia delle comunità del territorio. Tra le tappe, il Cristo Redentore di Maratea e il Santuario di Sant’Antonio da Padova a Rivello. Una scelta particolarmente significativa, quest’ultima, dal momento che Sant’Antonio è il patrono di Jequié.
Per Trecchina, dunque, la festa dedicata all’Arcangelo Michele è stata anche un’occasione per rinsaldare un’amicizia che attraversa l’oceano e che continua a crescere attraverso la conoscenza reciproca, la condivisione e la partecipazione delle due comunità.





.










































