Trent’anni di memoria e futuro: il Museo Archeologico dell’Alta Val d’Agri e Grumentum, cuore identitario di un territorio

EDITORIALE – Il 16 dicembre 2025 il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri e l’area archeologica di Grumentum hanno compiuto trent’anni, una ricorrenza importante per la Val d’Agri.
Era il 16 dicembre 1995 quando il museo aprì per la prima volta le sue porte, dando una casa stabile ai reperti provenienti dalle campagne di scavo e restituendo dignità e continuità alla storia millenaria dell’Alta Val d’Agri. A tagliare il nastro, con mons. Appignanese allora Vescovo di Potenza, il Presidente della Giunta Regionale Di Nardo, il Sindaco Rago e tanti altri politici, vi era anche Dino Adameșteanu, maestro dell’archeologia lucana, il cui sguardo innovativo e pionieristico ha cambiato per sempre il modo di leggere il territorio e di indagare il passato, vero ispiratore di questo luogo di cultura preziosissimo.
Da allora, tra quelle sale, il tempo ha imparato a raccontarsi, dai più antichi segni della presenza umana fino alla piena età romana e all’alto medioevo, con Grumentum come cuore pulsante di un racconto che intreccia archeologia, paesaggio e identità. La storia del museo è indissolubilmente legata a quella delle persone che lo hanno pensato, studiato e guidato, ai tanti che vi hanno prestato servizio con passione e cuore rivolto a un territorio. Figure che hanno lasciato un’impronta profonda, come Paola Bottini, cui si devono studi fondamentali e il primo catalogo del museo, capace di dare ordine scientifico e visione complessiva alle collezioni; o come, Antonio Capano, che per anni ha seguito con rigore e passione le ricerche e la valorizzazione del sito, contribuendo a costruire quel legame saldo tra scavo, museo e comunità che oggi appare quasi naturale ma che è frutto di un lungo lavoro.
Il Museo Archeologico dell’Alta Val d’Agri é oggi luogo simbolo dell’origine delle comunitá del comprensorio, ma deve essere il luogo dove rinsaldare un legame e creare un amore senza il quale non esistono percorsi di sviluppo reali e argini allo spopolamento: l’amore per la propria storia, per il patrimonio culturale quale strumento per la crescita intellettuale, l’amore per un popolo e la sua terra. Presupposti indispensabili per trattenere davvero i giovani nei loro paesi.
Trent’anni dopo, il Museo e il Parco archeologico di Grumentum continuano a vivere grazie all’impegno dell’attuale direttore, il lucano Francesco Tarlano, che ha raccolto questa eredità complessa e l’ha rilanciata con uno sguardo rivolto al futuro, lavorando perché il museo non fosse percepito come un luogo statico ma come uno spazio aperto, attraversato da attività didattiche, progetti di ricerca, iniziative culturali e momenti di incontro con il pubblico, in un dialogo costante tra tutela e innovazione. La celebrazione del trentennale, da lui voluta e organizzata, ha incarnato perfettamente questo spirito: un pomeriggio capace di unire il racconto della storia del museo, attraverso le voci dei suoi protagonisti e di chi vi ha lavorato negli anni, a un momento più emotivo e partecipato, affidato alla musica di Graziano Accinni e alla memoria condivisa, quasi a dire che la cultura non vive solo nelle teche ma anche nelle emozioni che un luogo sa generare. Grumentum, con i suoi resti monumentali, le strade, un teatro famosissimo antico e fruibile, l’anfiteatro e gli spazi pubblici ancora leggibili, continua così a dialogare con il presente. Il museo, posto a ridosso dell’area archeologica, rimane la chiave di lettura indispensabile per comprendere quel dialogo. Il trentennale ha ricordato a tutti che questi trent’anni non sono un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso più lungo, in cui la conoscenza del passato diventa consapevolezza e amore. Ma anche gesto concreto: il museo puó essere un luogo dove ripensare il futuro. Strumento e incubatore per immaginare il futuro, non solo attraverso la valorizzazione in chiave turistica che ancora ha un potenziale inespresso, ma attraverso la formazione e la messa a disposizione di un punto di incontro per tutto il territorio. Il museo si confermi non solo custode di reperti, ma luogo vivo, capace di generare senso di appartenenza, consapevolezza e nuove prospettive per l’intera comunità dell’Alta Val d’Agri.

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