Tribunale di Lagonegro, l’allarme del MDC: “No alla chiusura, a rischio diritti e sicurezza”

LAGONEGRO (PZ) – Il Movimento Difesa del Cittadino Lucano (MDC) lancia un duro appello contro l’ipotesi di chiusura del Tribunale di Lagonegro, definita “sempre più concreta e preoccupante”. In una nota firmata dal presidente Nicola Lista, l’associazione si schiera apertamente contro ogni progetto di accorpamento delle competenze verso Potenza.

Secondo il MDC, non si tratterebbe di una semplice riorganizzazione amministrativa, ma di “un atto di esclusione sociale” che rischierebbe di compromettere l’accesso alla giustizia per i cittadini delle aree interne. La distanza dal capoluogo regionale, che in alcuni casi sfiora i 150 chilometri, rappresenterebbe infatti un ostacolo concreto per utenti, testimoni e professionisti.

“Immaginare che si debbano affrontare ore di viaggio su infrastrutture spesso carenti per partecipare a un’udienza significa, di fatto, negare un diritto fondamentale”, sottolinea il movimento, evidenziando anche il peso economico che graverebbe su famiglie e imprese locali tra spese di trasferta e perdita di giornate lavorative.

Ma la preoccupazione riguarda anche il fronte della sicurezza. Il Tribunale di Lagonegro viene indicato come “presidio strategico” in un’area di confine tra Basilicata, Calabria e Campania, con un ruolo rilevante nel contrasto alle infiltrazioni criminali. “Smantellarlo significherebbe indebolire la presenza dello Stato in un territorio particolarmente sensibile”, si legge nella nota.

Il MDC ribadisce quindi la propria contrarietà a tagli basati esclusivamente su criteri economici, chiedendo alla politica regionale e nazionale di fermare ogni ipotesi di soppressione. Tra le proposte avanzate, il potenziamento degli organici e il riconoscimento delle specificità delle aree interne.

“Non si possono creare cittadini di serie B”, conclude Lista. “La giustizia deve restare un servizio accessibile e vicino ai territori, non un privilegio condizionato da distanza e costi”.

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