Un Dì di Novembre

EDITORIALE – Da sempre considerato come un mese triste vista forse la ricorrenza della celebrazione dei defunti o per via del cambio dell’orario e quindi delle minori ore di luce, Novembre è il primo mese invernale in cui man mano le colorazioni calde ed avvolgenti dell’autunno cedono il passo ad una scala cromatica più fredda fatta di tonalità di grigi fino ad arrivare al bianco candido della neve, che caratterizza i pieni mesi invernali. Forse, anche in virtù di queste cromie più spente, a novembre spesso i sentimenti che prevalgono sono di carattere malinconico, è un mese di riflessione e di preparazione alla gioia che porterà Dicembre con la festività per eccellenza: il Natale.

In pittura non troviamo molte opere dedicate a questo mese, ma fra le più rappresentative vi è senza dubbio questo olio su tela di Telemaco Signorini realizzato a fine 1800 che si intitola proprio Novembre.

Signorini, abile pittore e incisore apparteneva alla corrente artistica dei Macchiaioli gruppo italiano di pittori che, come i più famosi Impressionisti francesi, dipingevano en plein air prendendo ispirazione dai cambiamenti che avvenivano in natura nel corso della stagioni e trasponendo nelle loro opere questa poetica mutevolezza. I macchiaioli erano così appellati in virtù della loro maniera di dipingere “a macchie”, questi artisti, infatti, riuscivano a trasferire sulla tela tramite piccoli tocchi di pennello, le impressioni della luce sulle diverse superfici, i contrasti fra luce e ombra e a fare in modo che le macchie di colore fungessero da elemento costitutivo delle proprie opere.

In Novembre si coglie a pieno lo spirito romantico che caratterizza l’Ottocento italiano, il tempo è sospeso sembra essersi fermato a quel dì di Novembre nel quale l’autore dipinse l’opera, che risulta anche firmata in basso a sinistra. 

Il vero protagonista del dipinto è il paesaggio bucolico caratterizzato dal sentiero sterrato in primo piano dove si vedono ben delineati i solchi lasciati dalle ruote dei carri, a testimonianza del passaggio dell’uomo e del lento scorrere del tempo. Sulla strada sono dipinte anche due sagome femminili di spalle, con i vestiti in movimento, le gonne lunghe sono mosse dal vento, lo stesso vento che sembra stia spazzando via dal cielo le nubi che si sono appena liberate dalla pioggia. E, infatti, pare ancora di sentirlo, di percepirlo quell’odore di pioggia, di terra bagnata, di umidità dell’aria che dovette caratterizzare quella giornata. Signorini è riuscito abilmente a rendere questa atmosfera sospesa, nella quale prevalgono tutte queste sensazioni. Sullo sfondo vi è una catena montuosa con qualche accenno di abitazioni, forse sintomatiche della presenza di un villaggio al quale si stanno dirigendo le figure dipinte sul sentiero.

La resa coloristica e luministica dell’opera è studiata nei dettagli, sicuramente, frutto di un’osservazione diretta della natura. Sulla strada sterrata sembrano riflettersi i colori del cielo che ha diverse gradazioni luministiche dovute alla graduale sparizione delle nubi, che dopo essersi liberate dalla pioggia sembrano lasciare il posto al sereno. Troviamo quindi un contrasto fra zone di luce chiara e cristallina e zone di ombra, anche se non enfatizzato in maniera eccessiva. I colori prevalenti sono quelli della terra, in tonalità fredde, rischiarati da una luce anch’essa fredda, quasi a voler rendere la temperatura rigida del periodo.

Il sentimento che caratterizza l’opera è di pacata malinconia e seppur il tempo sembra essersi fermato in un non ben precisato giorno di Novembre, le sensazioni che dovette percepire Signorini nell’osservare questo paesaggio, e che riuscì mirabilmente a trasferire sulla tela, sono tutte ancora immediatamente percepibili anche ai nostri occhi di osservatori moderni.