Uno psicoterapeuta americano, Wayne Dyer, affermava: “Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”

EDITORIALE – Indelebile nella mia memoria il ricordo di un viaggio durante il quale ebbi la possibilità di quanto un atto di gentilezza possa fare una grande differenza.
Alcuni anni fa, mi ritrovai con mio marito e la mia nipotina di cinque anni nella stazione di Milano. Dopo l’estate , accompagnavamo Annalisa nella sua città, dai suoi genitori. Scesi dal treno, ci trovammo tra un “mare di gente”. Mia figlia aspettava in stazione: non le era permesso di accedere ai binari. Avevamo vari bagagli, che pesavano non poco. La mia mano stringeva forte la manina della bambina: temevo di perderla tra quella folla vociante e caotica. Lo sconforto fu grande quando ci trovammo davanti a una lunga gradinata da salire a piedi: la scala mobile era in avaria. Un signore mi affiancò e, con un sorriso amichevole, si offrì di portarmi la valigia. Ricambiai il sorriso e gli porsi la valigia. Ci accompagnò fino all’ingresso della stazione, poi, sempre sorridendo, ci salutò e andò via. Il nostro angelo silenzioso non si aspettava niente in cambio. Lui aveva semplicemente visto qualcuno che aveva bisogno e aveva deciso di intervenire. E non c’è niente di più bello di questo! 
Ma, purtroppo, non sempre è così! Nella società odierna apprendiamo quotidianamente dai mass-media notizie che riguardano atti di violenza di ogni genere (verbale, psicologica, fisica), in particolare verso le persone più deboli e indifese, che diventano vittime, spesso silenziose, di comportamenti perversi e malvagi. Forse l’educazione alla gentilezza potrebbe rappresentare una possibilità vincente per arginare la violenza e la prevaricazione, partendo dalla prima infanzia.
E’ compito della famiglia e della scuola educare i bambini all’affettività e ai modi garbati e gentili, attraverso l’esempio e mettendo in campo specifiche e quotidiane pratiche educative che diano valore alla comprensione, all’aiuto reciproco, all’ascolto, all’accoglienza delle differenze. I genitori, in particolare alla presenza dei figli, dovrebbero imparare a rivolgersi sempre agli altri con rispetto, anche quando sono stanchi e arrabbiati. L’attenzione verso gli altri è una priorità , che si sviluppa nella quotidianità con gesti semplici e spontanei, quali dare un aiuto al fratellino più piccolo, aiutare un compagno con i compiti, collaborare con la mamma ad apparecchiare la tavola.
E lo stesso vale per la gratitudine. Il bambino deve essere abituato ad esprimere un ringraziamento, nei vari modi possibili, a tutti quelli che si occupano di lui, considerando anche chi è al di fuori della stretta cerchia di familiari e amici: è importante essere cordiali e grati con tutte le persone che incontriamo nella vita quotidiana.

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