Ventidue anni dopo Scanzano, M5S: “la Basilicata torna a dire no al nucleare: La nostra terra non si tocca”

POTENZA – Ventidue anni dopo la storica rivolta popolare che nel 2003 unì la Basilicata contro il progetto del deposito nazionale delle scorie nucleari a Scanzano Jonico, la regione torna a vivere un clima di allarme e mobilitazione.

A denunciarlo sono le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Viviana Verri e Alessia Araneo, che puntano il dito contro la Giunta Bardi, accusata di aver espresso lo scorso luglio un parere favorevole alla legge delega sul nucleare “nel silenzio più totale” e senza alcun confronto pubblico.

“È una scelta – affermano – presa senza dibattito in Consiglio Regionale e senza coinvolgere i cittadini, che mostra un governo regionale prono agli interessi calati dall’alto e distante dalla volontà popolare.”

La preoccupazione nasce dalla nuova CNAI – Carta Nazionale delle Aree Idonee, che individua 14 siti potenzialmente idonei in Basilicata su un totale di 51 in tutta Italia. “Un numero spropositato – sottolineano le consigliere – che dovrebbe bastare a far suonare tutti gli allarmi. E invece, il presidente Bardi continua a svendere il territorio lucano in nome di una retorica sull’‘uso sostenibile del nucleare’, che offende la nostra storia e la nostra intelligenza.”

Le pentastellate ricordano inoltre che, anche oggi, il Centro Trisaia di Rotondella rappresenta un problema ambientale ancora irrisolto. “Si parla di sostenibilità quando si tratta di scorie radioattive che resteranno pericolose per millenni”, dichiarano.

Per questo, Verri e Araneo chiedono l’immediata discussione in Consiglio Regionale e denunciano “il gioco delle tre carte” con documenti firmati “nel buio degli uffici romani”.

Alla vigilia dell’anniversario del 13 novembre 2003, simbolo della dignità e della resistenza lucana, le due consigliere rilanciano un messaggio netto: “A quella memoria ci richiamiamo oggi con forza. La Basilicata non si tocca.”

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