MELFI (PZ) – Da mesi seguono presidi, tavoli istituzionali, richieste formali e atti consiliari, sollecitando anche consigli regionali straordinari e portando la questione in Parlamento, perché quella che si sta vivendo a Melfi, sostengono, non è una fase di transizione ma una crisi strutturale destinata a lasciare segni profondi nel tessuto produttivo e sociale della Basilicata. A rilanciare l’allarme politico sono le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri, che puntano l’attenzione sulla situazione dello stabilimento di Stellantis a Melfi e sull’intera filiera dell’indotto. Secondo quanto emerso anche durante un’audizione parlamentare richiesta dal portavoce alla Camera Arnaldo Lomuti, lo stabilimento lucano resta in cassa integrazione, mentre i nuovi modelli annunciati non garantirebbero la piena saturazione occupazionale, con ricadute dirette sulle aziende dell’indotto. Nel mirino finiscono realtà come PMC e Tiberina, insieme a Brose e Marelli, oltre alle aziende della logistica Trasnova, Logitek e Tecnoservice, descritte come parte di una filiera fragile, spesso legata alla monocommittenza e condizionata da scelte industriali decise altrove e non adeguatamente governate dalle istituzioni. Per Araneo e Verri, le politiche industriali del gruppo automobilistico starebbero progressivamente riducendo il peso produttivo italiano, comprimendo le commesse per la componentistica nazionale e chiedendo ulteriori sacrifici ai lavoratori, a fronte di investimenti fuori dai confini del Paese, con il rischio di trasformare la cassa integrazione da misura temporanea a condizione strutturale e di scaricare sui territori più deboli il costo della transizione industriale. Le critiche si estendono all’azione del Governo guidato da Giorgia Meloni e al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, accusati di non aver costruito una strategia industriale all’altezza della sfida: secondo le consigliere mancherebbe una regia unica sulla filiera della componentistica, non vi sarebbero vincoli stringenti per chi beneficia di risorse pubbliche e non esisterebbe un piano capace di tenere insieme stabilimento, indotto e logistica. Nel mirino anche la Regione Basilicata e il presidente Vito Bardi: i lavoratori di PMC e Tiberina, ricordano, sono in presidio permanente da oltre cento giorni senza una presenza istituzionale diretta ai cancelli, mentre l’assessore regionale Francesco Cupparo continuerebbe a parlare di strumenti e programmazione senza che si intraveda una pianificazione industriale concreta per l’area di Melfi. In questo quadro assume un significato politico la visita prevista per venerdì 13 febbraio ai cancelli di PMC e Tiberina dell’europarlamentare Pasquale Tridico, impegnato in sede europea a sostenere la proposta di un nuovo piano SURE da 500 miliardi di euro per accompagnare la transizione energetica con strumenti industriali e occupazionali. «Continueremo a fare la nostra parte dentro e fuori il Consiglio regionale – concludono – perché Melfi non venga trattata come una periferia sacrificabile, perché la cassa integrazione non diventi la normalità e perché la Basilicata non perda pezzi fondamentali del proprio tessuto produttivo: non è in gioco solo una vertenza, ma la dignità del lavoro e la credibilità della politica».
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