Viggiano e il tempo sospeso tra l’ascesa e il ritorno della Regina delle genti lucane, tra fede e modernità

di Giuseppina Stigliano

VIGGIANO (PZ) – La rassegnazione ai freddi inverni non può arrivare, a Viggiano, senza essere preceduta da un prolungato commiato a quei momenti che da lì a poco si trasformeranno in sparuti ricordi della calda stagione estiva. Ricordi legati ad eventi che si collocano in un tempo sospeso, il tempo tra l’ascesa al monte della Madonna e il suo ritorno a settembre in paese.

Se la modernità ha spazzato via tante tradizioni, riti, usanze considerati ormai obsoleti e per questo dimenticati e abbandonati, non è riuscita a cancellare un legame forte, sentito e vivo, quello che lega i viggianesi all’immagine sacra della Madonna del monte di Viggiano. Il legame è talmente forte che quando la Madonna non è in paese ma domina dall’alto del suo monte al quale viene portata a maggio, il viggianese vive una sorta di attesa in cui la vita rimane sospesa e gli impegni vengono rimandati al rientro della statua, posticipati a “ropp a Maronna”.

Il legame è forte perché la comunità vive una doppia appartenenza: una parte della sua anima rimane, l’altra sale insieme alla statua verso il Santuario per ricongiungersi a settembre con la parte rimasta.

Ma il distacco dalla statua non è mai un distacco, perchè quando la Madonna non è più nel paese, non è lontana: veglia dall’alto del Monte che domina la valle e l’abitato. La sua presenza cambia luogo, ma continua a segnare la vita della comunità. Basta rivolgere il proprio sguardo dal “Pisciolo” verso l’alto, nelle notti stellate e non può non scorgersi la luce della cappella sul monte che ricorda la sua presenza.

Se la comunità viggianese vive, si anima di feste, di ritorni, di viggianesi, di incontri in piazza, nei bar, la Madonna resta sul Monte e la luce che illumina la sua cappella, ricorda che la celebrazione più importante deve ancora compiersi.

Il tempo tra l’ascesa e il ritorno è una metafora della stessa vita di Viggiano: un alternarsi di lontananza e ritorno, attesa e compimento. Come gli emigrati che partono e poi tornano per la festa, anche la Madonna lascia il paese per alcuni mesi e infine rientra tra la sua gente. Per questo la discesa è così emozionante: non è soltanto il termine di una processione, ma la conclusione di un’attesa collettiva.

In questo senso, il tempo tra l’ascesa e la discesa non è un vuoto, ma un’attesa carica di significato, durante la quale il paese, consapevolmente o meno, si prepara a riabbracciare una parte fondamentale della propria identità.

Per molti anziani questo tempo rappresenta una continuità della devozione. Per i più giovani, invece, può assumere il significato di una pausa, di un’estate da vivere tra amicizie, concerti e svago. Eppure, anche per chi sembra più distante dalla pratica religiosa, il ritorno della Madonna segna simbolicamente la fine di quella parentesi. Con la discesa termina un ciclo e ne ricomincia un altro. Comincia il tempo dell’austerità, del rimettere le cose a posto, del dare corso agli impegni rimandati, della scuola, della ripartenza, del lavoro.

Quando la festa finisce e la Madonna è riposizionata sull’altare, la comunità tira un respiro di sollievo. La Madonna è al suo posto e tutto può ricominciare.

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