Viminale in allerta: ‘A rischio la tenuta sociale del Paese’

ROMA – Il rischio è ben presente, sia ai vertici delle forze di polizia, sia al ministero dell’Interno. Il rischio che la crisi sanitaria si trasformi in qualcosa d’altro. Vista con gli occhi del ministro Lamorgese, lo stop alle attività può trasformarsi in un’infiltrazione massiccia delle mafie nel tessuto della nostra economia e della società, ad esempio. In una crisi di liquidità sia delle aziende che delle famiglie da metterle in ginocchio e quindi trasformarle in vittime predestinate dell’usura. In un terreno di coltura per messaggi sovversivi che provengano sia da ambienti antagonisti, sia da gruppuscoli xenofobi e ultrasovranisti. In un tracollo dello spirito civico sotto l’urto della stanchezza e dell’insofferenza. Tutto ciò sommato, nella discussione di questi giorni, il mondo della sicurezza ha spinto per essere meno drastici, per qualche apertura in più, soprattutto per anticipare il prima possibile la ripresa delle attività economiche compatibili con la lotta al contagio.

Sono le forze di polizia, e il ministero dell’Interno retto da Luciana Lamorgese, la prima linea nel fronteggiare il malumore degli italiani e nel richiamarli al rispetto dei divieto. Ma sono anche, come sottolineato ieri dal Presidente della Repubblica, quelle che contrastano «gli illeciti interessi della criminalità organizzata che attentano alla libertà d’impresa e alla legalità delle attività economiche». Criminalità grande e piccola sembra essersi scatenata. Il Dipartimento di Ps ha già avviato una cabina di regia interforze per monitorare il rischio di infiltrazione mafiosa nelle filiere attive, quali l’agroalimentare, il farmaceutico-sanitario, la logistica, ma anche i servizi funebri, le imprese di pulizia, lo smaltimento di rifiuti. «Settori – ha segnalato nei giorni scorsi all’Interpol il Capo della polizia, Franco Gabrielli – dove non è richiesto un livello particolarmente elevato di specializzazione e i gruppi criminali possono offrire servizi a prezzi sicuramente concorrenziali perché le società da loro controllate non rispettano le prescrizioni normative in materia ambientale, previdenziale e di sicurezza sul lavoro».

Intanto si moltiplicano i sequestri di mascherine contraffatte o vendute a prezzi esosi. Gli ultimi esempi, ieri. A Roma, la polizia ha scoperto alcuni negozi di casalinghi che se ne fregavano dei divieti, erano ancora aperti e vendevano articoli non consentiti; in tre casi sono stati denunciati perché vendevano con rincari del 500% le mascherine DPF1 e gel igienizzanti. A Rimini, la Guardia di Finanza ha scoperto un laboratorio che aveva dichiarato di avere riconvertito la produzione in mascherine, ma intanto con una macchina serigrafica stampavano falsi marchi di moda con cui poi si sarebbero «griffate» le mascherine per venderle a prezzi esorbitanti. Piccoli esempi di un fenomeno illegale che sembra prendere sempre più piede.

Come accadde ai tempi della guerra, le speculazioni non fanno che esacerbare gli animi. E davvero non ce ne sarebbe bisogno. La polizia ha intensificato il monitoraggio dei social e ha visto che nascono gruppi che propugnano la ribellione, il rifiuto delle regole, gli espropri proletari. Ci sono già state diverse denunce e molti profili sono stati chiusi. Ma tanti altri ne riaprono. Si dice che siano ispirati da ambienti antagonisti, ma anche assimilabili agli ex Forconi. «Un generico anti-Stato che chiama alla riscossa contro lo Stato».

Ora, tutto questo ribollire di tensioni potrebbe restare in una nicchia ultraminoritaria. Ma il pericolo, non sottovalutato nemmeno dalla ministra Lamorgese, è che sia benzina gettata su un fuoco legittimo: quello di chi è ridotto alla fame, ha perso il lavoro o teme per il futuro, è confinato da un mese in case popolari o in quartieri degradati. Perciò dagli apparati di sicurezza si preme affinché i finanziamenti stanziati arrivino davvero e presto nelle tasche di chi ha bisogno. Perchè è urgente disinnescare la miccia della crisi sociale. Con motivazioni diverse, insomma, sia gli imprenditori, sia chi si occupa di sicurezza spingono per immettere liquidità nella società e per permettere al più presto, «compatibilmente con la difesa della salute», la ripresa delle attività.